Attenzione
D'Arrigo alla guida della Pistoiese
L’allenatore: «Partiamo da Motta, è lui il nostro valore aggiunto»
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Fumata bianca: è Francesco D’Arrigo l’allenatore della Pistoiese 2007/2008. Il tecnico lucchese è stato presentato ieri pomeriggio nel corso di una conferenza stampa alla quale erano presenti il direttore sportivo Giovanni Botteghi e, per la proprietà, Massimilino Braccialini. D’Arrigo ha firmato con la società arancione un contratto che lo legherà fino alla fine di questa stagione. «Anche se avevamo capito fina da subito che D’Arrigo poteva essere l’uomo giusto - ha spiegato il diesse Botteghi - è stato giusto contattare e sondare anche altre piste. Ma con D’Arrigo siamo sicuri di aver fatto la scelta giusta».
E Francesco D’Arrigo è sembrato molto motivato. Si capisce subito che per lui Pistoia era la prima scelta, anche se negli ultimi giorni il Mafredonia si era rifatto avanti con insistenza. «Perché la Pistoiese? Semplice - puntualizza - è una piazza molto importante, una società con un blasone ed una tradizione alle spalle di grande prestigio. Basterebbe questo per farti scegliere, ma c’è anche una nuova proprietà che ha gran voglia di fare e di ottenere successi, molto determinata, come piace a me. Spero di poterli ripagare della fiducia». E la molla che ha portato alla scelta è anche questa. «Abbiamo capito subito - afferma, infatti, Massimiliano Braccialini - che aveva voglia di venire a Pistoia, al contrario di alcuni degli altri nostri interlocutori».
«E comunque la scelta - sottolianea ancora il diesse Botteghi - non è stata solo in base alle impressioni personali. Abbiamo valutato anche l’aspetto tecnico, la preparazione e, non ultimo, il fatto che non ha uno staff da portare». «In serie C - è il parere di D’Arrigo - non serve avere un gruppo di collaboratori personali. È giusto che la società usi uomini di sua fiducia in questi ruoli». Un preludio, questo alla riconferma di Andrea Bellini, presente all’incontro, e Raffaele Cioni nei propri ruoli.
Adesso, però, occorrerà pensare alla stagione che sta per iniziare, con il raduno fissato per il 16 luglio. La squadra è quasi tutta da progettare, il diesse Botteghi ha sottolineato come in organico, in questo momento, ci siano solo 10 uomini, compresi i prestiti che dovranno rientrare a Pistoia. Insomma, una squadra da rifondare quasi copletamente. E per Botteghi la formula giusta è la combinazione tra una quindicina di titolari, con un gruppetto di giovani. «Un compito senza dubbio arduo da realizzare - sostiene D’Arrigo, ma anche una opportunità da cogliere al volo. Naturalmente il compito spetta al presidente e al direttore, con la mia consulenza: ciò ci consentirà, però, di agire con la massima libertà di scelta. Potremo fare la squadra che vogliamo, disegnandola secondo le nostre idee».
Anche tatticamente. «Da questo punto di vista - prosegue il tecnico lucchese - sono uno che predilige, diciamo così, il 4-4-2». Poi precisa: «Si parte da una difesa a 4, che è la base sulla quale lavorare per costruire il resto della squadra. Il centrocampo e l’attacco, infatti, potranno variare secondo le caratteristiche dei giocatori a disposizione, oppure secondo quelle degli avversari».
Sempre partendo da un punto fermo. «Il nostro uomo faro sarà Motta. Lui - dice - è un valore aggiunto per la Pistoiese. Un giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere nel suo organico». D’Arrigo a Pistoia c’era già stato da giocatore, nella stagione ’81/’82. «Allora - sostiene - ero molto giovane. Adesso è un piacere ritornarci e trovare una società così motivata e piena di entusiasmo. Promesse, però, non ne possimao fare, salvo quella di impegnarci al massimo, di lavorare sodo e di costruire una squadra combattiva, con voglia di lottare e onorare la maglia che veste. Io, porto con me un ricco bagaglio di esperienza, che viene da 20 anni sulle panchine di mezza Italia. Ci sono squadre che in questo girone sembrano molto forti, come il Monza, il Padova o il Verona, ma le valutazioni, così come per noi stessi, si potranno fare solo dopo un paio di mesi di campionato».
E Francesco D’Arrigo è sembrato molto motivato. Si capisce subito che per lui Pistoia era la prima scelta, anche se negli ultimi giorni il Mafredonia si era rifatto avanti con insistenza. «Perché la Pistoiese? Semplice - puntualizza - è una piazza molto importante, una società con un blasone ed una tradizione alle spalle di grande prestigio. Basterebbe questo per farti scegliere, ma c’è anche una nuova proprietà che ha gran voglia di fare e di ottenere successi, molto determinata, come piace a me. Spero di poterli ripagare della fiducia». E la molla che ha portato alla scelta è anche questa. «Abbiamo capito subito - afferma, infatti, Massimiliano Braccialini - che aveva voglia di venire a Pistoia, al contrario di alcuni degli altri nostri interlocutori».
«E comunque la scelta - sottolianea ancora il diesse Botteghi - non è stata solo in base alle impressioni personali. Abbiamo valutato anche l’aspetto tecnico, la preparazione e, non ultimo, il fatto che non ha uno staff da portare». «In serie C - è il parere di D’Arrigo - non serve avere un gruppo di collaboratori personali. È giusto che la società usi uomini di sua fiducia in questi ruoli». Un preludio, questo alla riconferma di Andrea Bellini, presente all’incontro, e Raffaele Cioni nei propri ruoli.
Adesso, però, occorrerà pensare alla stagione che sta per iniziare, con il raduno fissato per il 16 luglio. La squadra è quasi tutta da progettare, il diesse Botteghi ha sottolineato come in organico, in questo momento, ci siano solo 10 uomini, compresi i prestiti che dovranno rientrare a Pistoia. Insomma, una squadra da rifondare quasi copletamente. E per Botteghi la formula giusta è la combinazione tra una quindicina di titolari, con un gruppetto di giovani. «Un compito senza dubbio arduo da realizzare - sostiene D’Arrigo, ma anche una opportunità da cogliere al volo. Naturalmente il compito spetta al presidente e al direttore, con la mia consulenza: ciò ci consentirà, però, di agire con la massima libertà di scelta. Potremo fare la squadra che vogliamo, disegnandola secondo le nostre idee».
Anche tatticamente. «Da questo punto di vista - prosegue il tecnico lucchese - sono uno che predilige, diciamo così, il 4-4-2». Poi precisa: «Si parte da una difesa a 4, che è la base sulla quale lavorare per costruire il resto della squadra. Il centrocampo e l’attacco, infatti, potranno variare secondo le caratteristiche dei giocatori a disposizione, oppure secondo quelle degli avversari».
Sempre partendo da un punto fermo. «Il nostro uomo faro sarà Motta. Lui - dice - è un valore aggiunto per la Pistoiese. Un giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere nel suo organico». D’Arrigo a Pistoia c’era già stato da giocatore, nella stagione ’81/’82. «Allora - sostiene - ero molto giovane. Adesso è un piacere ritornarci e trovare una società così motivata e piena di entusiasmo. Promesse, però, non ne possimao fare, salvo quella di impegnarci al massimo, di lavorare sodo e di costruire una squadra combattiva, con voglia di lottare e onorare la maglia che veste. Io, porto con me un ricco bagaglio di esperienza, che viene da 20 anni sulle panchine di mezza Italia. Ci sono squadre che in questo girone sembrano molto forti, come il Monza, il Padova o il Verona, ma le valutazioni, così come per noi stessi, si potranno fare solo dopo un paio di mesi di campionato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google