Gioco
Inizia l’avventura della Pistoiese, entusiasmo tra i tifosi
Cristiano Marcacci
Partenza per il ritiro della squadra arancione e grande accoglienza per la nuova proprietà che promette grande impegno
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PISTOIA. La Pistoiese ha un presidente che ride. Che si rapporta con intelligente umiltà alla città e al calcio. Che abbraccia i tifosi (un centinaio). Che risponde ai loro incitamenti con calorose strette di mano e pacche sulle spalle. Massimiliano Braccialini, neo patron arancione e figlio di Romano, uno degli imperatori edili della provincia, merita subito un otto per come ha iniziato nel giorno del raduno. Chi crede nel buddismo può trovare una conferma. La passione arancione sgretolatasi pian piano negli anni si è reincarnata in questo giovane imprenditore a cui la solidità economica del patrimonio familiare ha dato il “la” per tentare la scommessa della vita. Al suo fianco ci sarà il fratello Emanuele. Insieme, hanno preso per mano la Pistoiese con l’obiettivo di risollevarla dal punto di vista sportivo e agonistico e farle riassaporare nel giro di pochi anni il gusto del palcoscenico della serie B. I soldi ci sono, ma nel calcio c’è bisogno anche d’altro. Servono anche organizzazione, lungimiranza e capacità di coinvolgimento.
Il progetto dei Braccialini, quindi, deve diventare quello di una tifoseria e di una città intera. «Ve lo assicuro - promette Romano -: faremo sempre tutto il possibile per Pistoia e la Pistoiese». «Sono emozionato - confessa Massimiliano, il nuovo presidente - ma anche molto felice e tranquillo. Soprattutto se penso a quanto siamo riusciti a fare sul mercato, centrando tutti gli obiettivi che ci eravamo dati. A cominciare da Motta, che parte con noi per il ritiro nonostante le sirene di tante squadre, anche di categoria superiore. È un giocatore che i tifosi si meritano. Mi auguro di poter contraccambiare presto l’affetto e l’entusiasmo che mi hanno dimostrato in queste settimane da quando abbiamo rilevato la società». Se per Braccialini quello in arancione è un debutto, per mister Francesco D’Arrigo si tratta di un ritorno. Sono infatti passati ben 26 anni da quando il tecnico lucchese esordì al Comunale con la maglia della Pistoiese.
«Me lo ricordo come se fosse ora - racconta D’Arrigo -: venivo dalla C2 e trovai in panchina quel grandissimo allenatore che era Toneatto. Per me fu un’esperienza importante, perché si trattava del primo impatto con il calcio che conta, quello dei veri professionisti». La sfida di allora assomiglia per molti aspetti a quella di oggi. «Sono nuovamente di fronte - sostiene infatti il mister arancione - ad una tappa fondamentale della mia carriera. Pisa, Lucca e Catania mi hanno dato tanto, ma qui a Pistoia ho trovato una città stupenda e una società nuova, motivata e all’avanguardia per questa categoria. Che ha dalla sua l’entusiasmo, la professionalità e la disponibilità economica. Ci credo molto in questa avventura». Non l’ha ancora visto lavorare sul campo, ma D’Arrigo sa già quali sono le caratteristiche del suo gruppo: «I giocatori in partenza per Cutigliano - afferma - sono dotati di un tasso tecnico elevato.
Sarà una squadra attaccata alla maglia, volitiva, con una forte personalità e senza alcun timore reverenziale». Qualcuno gli ricorda subito l’avvio zoppicante che caratterizzò nella fase iniziale dello scorso campionato la coppia Motta-Alteri. La volontà di riproporla assomiglia ad una scommessa? «Assolutamente no. Io ho una certezza: che due giocatori bravi come Alteri e Motta possono e devono giocare insieme. Diro di più, e cioè che l’ossatura della squadra è stata costruita in funzione della loro collocazione in campo». Il mercato in entrata, comunque, non è finito.
Il direttore sportivo Giovanni Botteghi è ancora indaffarato. Mentre il pullman della squadra parte alla volta di Villa Basilewsky, a Ponte Sestaione, dove da questa mattina cominciano le fatiche e i sudori, lui sale su un’auto insieme al presidente Braccialini con destinazione Torino. Nella sede della Juventus lo aspettano per discutere dei dettagli del passaggio in arancione del difensore Primavera Andrea Pisani. Ora rimane da prendere il portiere. «Avevamo in agenda - dice Botteghi - Alfonso e Rossi. Il primo sembra si sia accasato al Parma. Puntiamo con decisione sul secondo. Speriamo di chiudere presto».
Il progetto dei Braccialini, quindi, deve diventare quello di una tifoseria e di una città intera. «Ve lo assicuro - promette Romano -: faremo sempre tutto il possibile per Pistoia e la Pistoiese». «Sono emozionato - confessa Massimiliano, il nuovo presidente - ma anche molto felice e tranquillo. Soprattutto se penso a quanto siamo riusciti a fare sul mercato, centrando tutti gli obiettivi che ci eravamo dati. A cominciare da Motta, che parte con noi per il ritiro nonostante le sirene di tante squadre, anche di categoria superiore. È un giocatore che i tifosi si meritano. Mi auguro di poter contraccambiare presto l’affetto e l’entusiasmo che mi hanno dimostrato in queste settimane da quando abbiamo rilevato la società». Se per Braccialini quello in arancione è un debutto, per mister Francesco D’Arrigo si tratta di un ritorno. Sono infatti passati ben 26 anni da quando il tecnico lucchese esordì al Comunale con la maglia della Pistoiese.
«Me lo ricordo come se fosse ora - racconta D’Arrigo -: venivo dalla C2 e trovai in panchina quel grandissimo allenatore che era Toneatto. Per me fu un’esperienza importante, perché si trattava del primo impatto con il calcio che conta, quello dei veri professionisti». La sfida di allora assomiglia per molti aspetti a quella di oggi. «Sono nuovamente di fronte - sostiene infatti il mister arancione - ad una tappa fondamentale della mia carriera. Pisa, Lucca e Catania mi hanno dato tanto, ma qui a Pistoia ho trovato una città stupenda e una società nuova, motivata e all’avanguardia per questa categoria. Che ha dalla sua l’entusiasmo, la professionalità e la disponibilità economica. Ci credo molto in questa avventura». Non l’ha ancora visto lavorare sul campo, ma D’Arrigo sa già quali sono le caratteristiche del suo gruppo: «I giocatori in partenza per Cutigliano - afferma - sono dotati di un tasso tecnico elevato.
Sarà una squadra attaccata alla maglia, volitiva, con una forte personalità e senza alcun timore reverenziale». Qualcuno gli ricorda subito l’avvio zoppicante che caratterizzò nella fase iniziale dello scorso campionato la coppia Motta-Alteri. La volontà di riproporla assomiglia ad una scommessa? «Assolutamente no. Io ho una certezza: che due giocatori bravi come Alteri e Motta possono e devono giocare insieme. Diro di più, e cioè che l’ossatura della squadra è stata costruita in funzione della loro collocazione in campo». Il mercato in entrata, comunque, non è finito.
Il direttore sportivo Giovanni Botteghi è ancora indaffarato. Mentre il pullman della squadra parte alla volta di Villa Basilewsky, a Ponte Sestaione, dove da questa mattina cominciano le fatiche e i sudori, lui sale su un’auto insieme al presidente Braccialini con destinazione Torino. Nella sede della Juventus lo aspettano per discutere dei dettagli del passaggio in arancione del difensore Primavera Andrea Pisani. Ora rimane da prendere il portiere. «Avevamo in agenda - dice Botteghi - Alfonso e Rossi. Il primo sembra si sia accasato al Parma. Puntiamo con decisione sul secondo. Speriamo di chiudere presto».
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