Gioco
Pistoia blues, all’esasperazione i residenti del centro
Luigi Scardigli
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Giovani in Piazza Duomo durante un concerto del Pistoia BluesMusica e confusione fino all’alba, in tanti costretti a dormire da amici. Sott’accusa la vigilanza. «La polizia municipale ci assicurò che avrebbe tenuto la situazione sotto controllo»
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Così, in questo modo, a sentire i residenti del centro storico, proprio non va. Perché dopo che si erano spenti i riflettori e gli amplificatori della 28esima edizione del Festival Blues, nelle via adiacenti piazza del Duomo, la musica, la baldoria e la confusione hanno continuato a farla da padrona, uno strascico che parecchi abitanti delle vie centrali hanno gradito davvero poco.
«E pensare che all’inizio del mese di luglio - tuona, al limite dell’esasperazione, Vanna Rafanelli, che abita in via de’ Fabbri - ci siamo espressamente rivolti al comando della polizia municipale. Ci fu assicurato, da parte dell’ispettore Maggesi, che i vigili, in perfetta simbiosi e sintonia con il resto delle forze dell’ordine, avrebbero tenuto tutta la situazione sotto controllo, con tanto di presidio stabile qui, in via de’ Fabbri, snodo naturale urbano verso il cuore del centro storico. Venerdì e l’altra notte invece abbiamo visto e sentito di tutto e la cosa non è stata leggera o passeggera, ma si è prolungata fino alle cinque del mattino, un orario questo che è oggettivamente fuori dalla portata di qualsiasi comprensione».
Vanna Rafanelli non è da sola. In sua compagnia, una vicina di casa, che è, se possibile, ancora più stizzita e indignata. «Io sono profondamente innamorata di questa città, che è la mia città - parte da lontano Rossana Magnini, - e in particolare di questo angolo di mondo, dove abito da sessanta anni e credo che sia profondamente ingiusto obbligarmi, per riuscire a sfuggire dall’inciviltà alla quale sono costretta come semplice spettatrice e riuscire a chiudere occhio, a chiedere asilo, a parenti e amici, che non abitano nella zona. E badate bene, dalla finestra, in queste notti, non ho visto forestieri o persone sconosciute: a bivaccare, come se fossero appartenenti a mandrie, ho riconosciuto figli e figlie di professionisti cittadini, iscritti all’Università e abitualmente vestiti in ben altra maniera».
«Lo vedete quel ponteggio per la ristrutturazione di quel condominio - è un fiume in piena, Vanna Rafanelli -? Beh, in questi due giorni è stato utilizzato come un bagno a cielo aperto. Tutte le volte che mi affacciavo alla finestra potevo tranquillamente vedere ragazzi e ragazze fare i loro bisogni, sia quelli più rapidi che gli altri. Peccato, perché nei paraggi del ballottaggio alle ultime elezioni, il sindaco ci aveva fornito ben altre rassicurazioni: le promesse è facile farle, mantenerle è roba da signori». Gli altri residenti della via e dintorni hanno fatto sapere, attraverso la loro portavoce, che già oggi scriveranno una lettera aperta alla città. Ma fino a quando non finisce il festival, loro, nelle loro abitazioni, hanno deciso di non restarci. «Va bene tutto e tutti - aggiunge Maria Letizia Vannucci -, ma con misura, con moderazione e soprattutto con rispetto. Avrei voluto ospitarlo in casa mia, il sindaco, in questi tre giorni, per vedere se la mattina successiva avrebbe avuto la forza di presentarsi decentemente ai suoi impegni: non si può consentire di fare baccano sotto le finestre delle abitazioni fino alla prime luci dell’alba. Qualcuno, tra questi condomini, pur amando la musica, il folklore e i raduni, è probabile che sia impegnato e che non si possa permettere il lusso di restare sveglio fino ad un paio d’ore prima di andare a lavorare. E con questo non voglio assolutamente demonizzare nulla e nessuno, ma credo che si possano tranquillamente far conciliare gli eventi artistici, come lo è questo bellisismo festival Blues, con le singole necessità e diritti dei residenti».
Chiediamo ancora opinioni ai residenti: la musica cambia davvero poco, fino a quando non incappiamo in Clemente Iannotta. «Credo che dovremmo armarci di un briciolo di umana sopportazione in più - afferma -. Del resto, questo stato di agitazione totale e collettiva, in città, si registra, seppur puntualmente, solo tre giorni all’anno».
«E pensare che all’inizio del mese di luglio - tuona, al limite dell’esasperazione, Vanna Rafanelli, che abita in via de’ Fabbri - ci siamo espressamente rivolti al comando della polizia municipale. Ci fu assicurato, da parte dell’ispettore Maggesi, che i vigili, in perfetta simbiosi e sintonia con il resto delle forze dell’ordine, avrebbero tenuto tutta la situazione sotto controllo, con tanto di presidio stabile qui, in via de’ Fabbri, snodo naturale urbano verso il cuore del centro storico. Venerdì e l’altra notte invece abbiamo visto e sentito di tutto e la cosa non è stata leggera o passeggera, ma si è prolungata fino alle cinque del mattino, un orario questo che è oggettivamente fuori dalla portata di qualsiasi comprensione».
Vanna Rafanelli non è da sola. In sua compagnia, una vicina di casa, che è, se possibile, ancora più stizzita e indignata. «Io sono profondamente innamorata di questa città, che è la mia città - parte da lontano Rossana Magnini, - e in particolare di questo angolo di mondo, dove abito da sessanta anni e credo che sia profondamente ingiusto obbligarmi, per riuscire a sfuggire dall’inciviltà alla quale sono costretta come semplice spettatrice e riuscire a chiudere occhio, a chiedere asilo, a parenti e amici, che non abitano nella zona. E badate bene, dalla finestra, in queste notti, non ho visto forestieri o persone sconosciute: a bivaccare, come se fossero appartenenti a mandrie, ho riconosciuto figli e figlie di professionisti cittadini, iscritti all’Università e abitualmente vestiti in ben altra maniera».
«Lo vedete quel ponteggio per la ristrutturazione di quel condominio - è un fiume in piena, Vanna Rafanelli -? Beh, in questi due giorni è stato utilizzato come un bagno a cielo aperto. Tutte le volte che mi affacciavo alla finestra potevo tranquillamente vedere ragazzi e ragazze fare i loro bisogni, sia quelli più rapidi che gli altri. Peccato, perché nei paraggi del ballottaggio alle ultime elezioni, il sindaco ci aveva fornito ben altre rassicurazioni: le promesse è facile farle, mantenerle è roba da signori». Gli altri residenti della via e dintorni hanno fatto sapere, attraverso la loro portavoce, che già oggi scriveranno una lettera aperta alla città. Ma fino a quando non finisce il festival, loro, nelle loro abitazioni, hanno deciso di non restarci. «Va bene tutto e tutti - aggiunge Maria Letizia Vannucci -, ma con misura, con moderazione e soprattutto con rispetto. Avrei voluto ospitarlo in casa mia, il sindaco, in questi tre giorni, per vedere se la mattina successiva avrebbe avuto la forza di presentarsi decentemente ai suoi impegni: non si può consentire di fare baccano sotto le finestre delle abitazioni fino alla prime luci dell’alba. Qualcuno, tra questi condomini, pur amando la musica, il folklore e i raduni, è probabile che sia impegnato e che non si possa permettere il lusso di restare sveglio fino ad un paio d’ore prima di andare a lavorare. E con questo non voglio assolutamente demonizzare nulla e nessuno, ma credo che si possano tranquillamente far conciliare gli eventi artistici, come lo è questo bellisismo festival Blues, con le singole necessità e diritti dei residenti».
Chiediamo ancora opinioni ai residenti: la musica cambia davvero poco, fino a quando non incappiamo in Clemente Iannotta. «Credo che dovremmo armarci di un briciolo di umana sopportazione in più - afferma -. Del resto, questo stato di agitazione totale e collettiva, in città, si registra, seppur puntualmente, solo tre giorni all’anno».
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