Il Tirreno

Pistoia

In fuga dall’ospedale del Ceppo, in 14mila vanno a curarsi altrove

Francesco Albonetti
In fuga dall’ospedale del Ceppo, in 14mila vanno a curarsi altrove

Il rapporto è comunque migliorato rispetto agli anni precedenti. E nel 2006 in 4.814 sono venuti a Pistoia

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PISTOIA. Nel 2006 sono stati 13.936 i pistoiesi che sono andati a curarsi in ospedali delle altre Asl. Sono stati invece 4.814 i pazienti di altre province che hanno scelto gli ospedali pistoiesi. Questo significa che per ogni italiano che viene a curarsi a Pistoia, vi sono tre pistoiesi che emigrano altrove. Ma il rapporto è migliorato negli ultimi anni, tanto che nel 2006, rispetto al 2005, si sono verificate 309 fughe in meno. Ecco in sintesi come si presentava la situazione l’anno scorso raffrontata con quella del 2005. I dati sono stati forniti dall’Asl 3. Da dove “fuggono” i pistoiesi. Ai primi posti troviamo la chemioterapia, gli interventi al ginocchio, quelli sull’utero e le nascite. E’ però significativo notare come ginocchio e parti sono anche ai primi posti nelle cause di attrazione verso gli ospedali pistoiesi, ad indicare che si tratta di settori dove sussiste una forte mobilità fisiologica fra ospedali di province diverse.

«L’andamento è complessivamente positivo - commenta il direttore generale dell’Asl 3, Alessandro Scarafuggi - con particolare riguardo anche ad alcune discipline quali la cardiologia e l’unità coronaria, la radioterapia e l’oncologia, la medicina generale, le malattie infettive e la riabilitazione, discipline per le quali è opportuno trovare adeguata risposta nella nostra provincia. Per alcune, il miglioramento del dato di fuga sarà necessariamente legato alla riduzione dei tempi di attesa (che superano ancora i 200 giorni per i grandi interventi ortopedici e sono comunque lunghi per gli interventi di ernia e colecisti). Difficoltà, queste, che potrebbero indurre i cittadini a rivolgersi ad altre aziende con tempi di attesa minori». Le mete preferite. Nei settori di maggior rilievo le fughe prevalenti sono verso il policlinico fiorentino di Careggi (3.495 nel 2006), verso l’Ao Pisana (2.014), l’ospedale pediatrico Meyer (1.221), mentre per il cosiddetto ‘effetto confine’ i pistoiesi gravitano verso la Usl di Prato (1540 nel 2006, 1631 nel 2005), Lucca (827 nel 2006, 875 nel 2005) di Empoli (629 nel 2006, 702 nel 2005) e di Firenze (844 nel 2006, 924 nel 2005). Pazienti immigrati a Pistoia.

Per quanto riguarda le attrazioni, nel 2006 sono stati 117 in più rispetto all’anno precedente i cittadini che da altre aziende sanitarie si sono rivolti alla Usl di Pistoia, portando il numero complessivo a 4.814. Numerose sono state le discipline che già costituivano attrazione negli anni passati e che nel 2006 hanno ulteriormente incrementato la domanda. Tra queste primeggiano l’ostetricia e la ginecologia (971 contro le 905 del 2005), l’ortopedia 792 contro le 691 del 2005) e la chirurgia generale (703 contro le 662 del 2005). «Questa è una dimostrazione della complessiva buona qualità delle prestazioni ottenibili nel nostro territorio», prosegue Scarafuggi. Grado di soddisfazione. Rispetto all’anno precedente, aumentano i pazienti soddisfatti delle prestazioni nei reparti degli ospedali pistoiesi. Sono le medicine a soddisfare maggiormente (88%), mentre i miglioramenti più consistenti si riscontrano nell’oncologia, nido, unità coronarica e malattie tropicali. Peggiorano lievemente chirurgia generale, neurologia e ortopedia.

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