Il Tirreno

Pistoia

Il Berti bis parte senza Rifondazione

Alberto Vivarelli

Cristiano ha detto no, sette assessori in squadra. Fuori anche Bertinelli

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PISTOIA. Il colpo d'ala che molti si aspettavano dal sindaco c'è stato, in alcuni casi con convinzione, in altri per necessità. Ma ci saranno ripercussioni. Intanto la giunta Berti bis nasce zoppa, nel senso che per il momento sarà composta da sette assessori per la rinuncia sul filo di lana di Stefano Cristiano. L'area ulivista sarà rappresentata da Mario Tuci e Tommaso Braccesi (Margherita), Silvia Ginanni, Barbara Lucchesi e Riccardo Pallini (Ds); per i Comunisti italiani riconfermata Rosanna Moroni, per i Riformisti-socialisti un'altra riconferma: Piero Giovannini.
Per riempire la casella di Rifondazione comunista si dovrà aspettare la riunione del Comitato federale chiamato a decidere se appoggiare la presa di distanza di Cristiano, chiedergli di entrare nell'esecutivo oppure invitare il sindaco di scegliere un altro assessore di area comunista.

Nella nuova giunta ci sono quattro conferme (Moroni, Braccesi, Giovannini e Ginanni) e tre novità: Mario Tuci, segretario provinciale della Cisl, Barbara Lucchesi, dirigente di spicco della Cna e Riccardo Pallini, architetto ed ex presidente della circoscrizione 3. Osservando la composizione balzano agli occhi più le assenze che le novità. La più clamorosa è rappresentata da Samuele Bertinelli, per cinque anni autorevole capogruppo dei Ds e unico assessore certo fin dalla vigilia del voto. Tutti erano convinti che i prossimi cinque anni di governo avrebbero spianato la strada al giovane esponente Ds per la successione a Berti alla guida della città.

Cosa è successo? Lo si può capire solo se si legge la vicenda della giunta nell'ottica dello scontro in atto dentro la Quercia. Da tempo si è formata un'alleanza (Daniela Belliti, Agostino Fragai, Bertinelli e importanti esponenti diessini della Cgil) che cerca di ribaltare gli equilibri dentro i Democratici di sinistra finora sempre guidati da chitiani. Adesso la resa dei conti ha anche una data: 12 luglio, giorno in cui l'assemblea congressuale è chiamata ad eleggere il nuovo segretario. È forse in questa chiave che va letta l'assenza di Bertinelli. Nell'ultimo colloquio col sindaco, Bertinelli avrebbe posto alcune condizioni: no alla presenza di Giovannini in giunta, riconferma di Rino Fragai e qualche “consiglio” sulla ripartizione delle deleghe. Una posizione inaccettabile per il sindaco che ha accolto la rinuncia di Bertinelli. Una rottura tra due che non si sono mai amati. Poco dopo anche Fragai ha alzato la cornetta del telefono per annunciare a Berti che non era interessato ad una riconferma. Cgil, ovviamente, su tutte le furie.

L'ultima sopresa della mattinata è arrivata da Stefano Cristiano che ha motivato così la sua rinuncia: «Alle 12 non ho firmato l'accettazione della delega - spiega l'ex assessore -, perché l'assetto della giunta non corrisponde al messaggio che la città ci ha mandato. Ho visto che nell'esecutivo non c'erano persone come Bertinelli e Fragai e questo non mi è sembrato un bel segnale politico». La spiegazione appare quanto meno singolare. Il segnale alla città, che ha bocciato quasi in toto i partiti della maggioranza uscente, poteva venire dalla presenza di un ex assessore e del capogruppo dell'allora maggior partito della coalizione, anche loro per cinque anni attori della vicenda politica cittadina?

«Sì - insiste Cristiano senza però spiegare -, la loro presenza sarebbe stata un segnale positivo, tuttavia vorrei precisare che non metto in discussione la libertà del sindaco che deve scegliere in piena autonomia i suoi collaboratori. Magari non si doveva aspettare a un'ora dal consiglio comunale. Come ribadisco il pieno appoggio del mio partito a Berti, alla coalizione e al programma di governo. Le mie sono solo preoccupazioni e se risulteranno infondate ne prenderò atto. Ma ho sentito il bisogno di convolgere il partito in questa mia sofferenza». Ma il malessere di Cristiano nasce anche dalla considerazione che lui ritiene questa giunta spostata troppo al centro: un esponente della Cisl, una della Cna e nessuno della Cgil mostra un disequilibrio che per lui non è possibile condividere.

È un esecutivo, dunque, che è nato non solo tra mille difficoltà ma anche con l'ostilità di parte dei Ds e della Cgil. Riuscirà a resistere alle pressioni? Quanto durerà? Molto dipenderà dalla forza e dalla compattezza del gruppo consiliare che non pare granitica. Già al momento della nomina del capogruppo dell'Ulivo (Mazzieri, Ds), due consiglieri comunali diessini (Mariani e Vannucchi) non hanno firmato perché in disaccordo con la decisione; secondo i due consiglieri comunali Mazzieri non avrebbe né l'esperienza per fronteggiare una opposizione molto forte né i legami necessari con i vertici del partito. E poi, non tutti i consiglieri Ds sono di fede chitiana.

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