Il Tirreno

Pistoia

La musica brasiliana di Fiorella Mannoia signora dell'impegno

Luigi Scardigli

Il concerto della cantante romana apre il cartellone delle manifestazioni dell’estate

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. È giusto che sia una signora, Fiorella Mannoia, ad aprire le danze del “Pistoia festival” giovedì 28 giugno alle 21 in piazza del Duomo, con il concerto d’esordio di questa nuova estate bollente, come il caffè nero che beveva tanti anni fa, quando la rossa naturale, in tutti i sensi, timida e aggressiva, delicata e forte, rigida e comprensiva, si affacciava sulla scena della musica d’autore, imponendosi con quella candida autorevolezza che appartiene a chi ha nel sangue la melodia e in testa le idee chiarissime. Certo, ora Fiorella Mannoia canta la musica brasiliana, “Onda tropicale”, il suo ultimo Cd, il titolo del suo tour. «Chiunque faccia musica - racconta la cantautrice romana, raggiunta telefonicamente - non può non fare i conti, prima o dopo, con la musica brasiliana, con quella terra, con quelle speranze, con quei colori. “Onda tropicale” è quello che mi ha scaraventato da loro, riconsegnandomi poi all’Occidente con qualcosa in più nel sound, nella melodia, nell’eleganza e nell’anima, soprattutto».

Una predisposizione morale, quella di Fiorella Mannoia, inequivocabile, sin dai tempi degli esordi, quando si presentò a Sanremo a cantare “Caffè nero bollente”, nel 1981, ottenendo i favori e i voti della critica, che le rielessero reginetta sei anni più tardi, con “Quello che le donne non dicono”, uno dei manifesti più struggenti del femminismo contemporaneo, una resa incondizionata al cospetto dell’irriverenza e della distrazione maschili. Alle soglie del 1990 Fiorella Mannoia anticipa l’incontro che si realizzerà circa vent’anni dopo, interpretando “Oh che sarà”, di Chico Buarque de Hollanda, prologo all’incontro epocale che la metterà sulle orme di Ivano Fossati. «Qualcuno ha insinuato che la mia ricerca delle tonalità brasiliane sia un modo per come rifuggire dallo sbriciolamento della sinistra. Non è vero, anche se non posso certo nascondere il dolore che mi attanaglia quando sono costretta ad assistere ai ripetuti black out sofferti dai figli dei nostri partigiani, che denotano una preoccupante disaffezione ai valori della nostra storia».

Da Ivano Fossati in poi, sottolineando quella piacevolissima parentesi chiamata Pierangelo Bertoli (“Pescatore”), Fiorella Mannoia diventa la signora dell’impegno, accerchiata dagli autori più imponenti della scena italiana, Francesco De Gregori su tutti, iniziatore di altre nobili collaborazione che l’autrice stringe con gli Avion Travel, Gian Maria Testa e Daniele Silvestri, fino all’orbita live, quella che la vede in tour con Pino Daniele e Ron. «I miei nuovi compagni di viaggio si chiamano Gilberto Gil, Caetano Veloso, Milton Nascimento, Adriana Calcanhotto (Partimpimp ndr.), Djavan, Carlinhos Brown, una fonte collettiva e inesauribile di emozioni, letteratura, sintassi e melodia, poesia. E non è nemmeno da escludere che giovedì, in piazza del Duomo, qualcuno di loro venga a farmi compagnia: nulla è in programma, ma se sono nei paraggi, verranno, è una certezza». Certo, qualche sua collega al Brasile aveva già pensato, come Ornella Vanoni, tanto per citarne una, e la più grande, forse. Fiorella Mannoia ci è arrivata un po’ dopo, è vero. Ma non certo tardi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web