Il Tirreno

Pistoia

Export, un quadro da profondo sud

Francesco Albonetti

Indagine Assindustria: Pistoia in cinque anni è scesa al 90º posto

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PISTOIA. E’ un quadro dalle tinte molto fosche quello che emerge dall’indagine Assindustria sull’export nel quinquennio 2001-2006, presentato ieri nella sede di piazza Garibaldi. L’industria manifatturiera pistoiese esce male dal confronto ance con quelle province “sorelle” per quadro di riferimento e modello (distreto tessile, calzaturiero, mobile). Drammatico il confronto a livello nazionale: Pistoia è al 90º posto nell’incremento dell’export: perde il 10,2% contro una media italiana di crescita del + 18,9%.

E fra le province del centro e del nord-est, presenta alcuni fra i peggiori indici di competitività dell’export, anche a parità di settori. Nella classifica della variazione dell’export dal 2001 al 2006, sotto Pistoia ci sono solo 10 province dell’Italia meridionale, una dell’Italia nord-orientale (Gorizia) ed anche Prato (99º posto). Ma la disgrazia dei vicini di area metropolitana non deve consolare, perché importante del tracollo dell’export pistoiese si deve proprio al tessile-abbigliamento, un comparto che nel 2001 contribuiva da solo al 30% delle esportazioni, mentre oggi il peso è notevolmente calato. Senza, peraltro, notare significativi miglioramenti in altri comparti “guida”, fatta eccezione per i trasporti, il cui andamento altalenante, ma complessivamente in rialzo, è dovuto esclusivamente alle commesse AnsaldoBreda.

«Purtropo abbiamo avuto una visione corta - dice Alberto Melani, vicepresidente di Assindustria - pesando che i dati negativi dipendessero tutti al quadro dell’economia mondiale che andava male. Non è così, perché da un anno e mezzo a questa parte c’è una ripresa piuttosto importante, anche se selettiva e concentata in alcune zone italiane come il nord-est e le Marche. Pistoia economicamente appartiene ormai al centro-sud, per non dire profondo-sud». Una diagnosi spietata all’interno dello stesso mondo industriale, ma dal quale Melani ritiene se ne possa uscire con uno sforzo comune: «Non si può più rimandare una strategia di rilancio del sistema produttivo pistoiese. Le imprese devono lavorare su due fronti: dal un lato la dimensione troppo piccola, che rende quasi impossibile pensare singolarmente ad una stabile presenza internazionale come anche ad impostare strategie di innovazione di lungo periodo; dall’altro lato, il prodotto, che deve essere oggetto di costante innovazione, adeguato alle aspettative ed alla dimensione del mercato globale».

Ancora Melani ha sottolineato che i problemi delle imprese non nascono nel vuoto: «Le analisi svolte dimostrano che il problema di Pistoia ha soprattutto caratteristiche territoriali». Per colmare questo svantaggio tutti devono concorrere allo sforzo, non solo le imprese. Danda una rapida occhiata ai settori, già dalla tabella che pubblichiamo a fianco si nota come per il tessile-abbigliamento siamo al “de profundis”. Solo che, fa notare Melani, mentre a Prato il dato è “drogato” dal sommerso cinese, a Pistoia non c’è neppure quello che va bene. Per le calzature, che fino al 2001 costituiva la voce più rilevante dell’export, il dato risente dei mercati internazionali ed è negativo ovunque, ma quello pistoiese (- 49%) è di gran lunga il peggiore. Il + 16,6% del mobile non deve trarre in inganno, perché l’aumento all’export corrisponde un calo deciso della produzione, nonché del numero delle imprese e degli addetti. Le note liete vengono, come detto, dalla Breda (che piazza addirittura un + 106,6% di variazione dell’export rispetto al 2001) e dal settore alimentare, che col 58,2% di aumento supera di gran il buon andamento sia nazionale che regionale, tanto che il “peso” sull’export complessivo di tutta l’industria è cresciuto in cinque anni dal 3,7 al 6,5%.

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