Sicurezza
Lina prova “ La vedova scaltra”
Luigi Scardigli
La Wertmuller nella nuova produzione targata Atp
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PISTOIA. Non è facile racchiudere una vita intera nel proprio sorriso. C’è sicuramente riuscita Lina Wertmuller, ieri al teatro Manzoni in una delle rare pause delle prove de “La vedova scaltra” - lo spettacolo prodotto dall’associazione teatrale pistoise e che prima di fare visita nella nostra città avrà l’onore di inaugurare la prossima Biennale di Venezia. Dipenderà dal fatto che il suo carisma ha diretto i mostri sacri del cinema italiano, in oltre quarant’anni e che recentemente il tempo le ha concesso anche di misurarsi con il teatro, fino ad arrivare a sfidare l’immenso Goldoni.
Certo, una sfida ben calibrata quella della Wertmuller, perché il cast al quale si è affidata è composto da attori che assicurano passione, brillantezza, successo. A cominciare dal marito, Enrico Job, che cura le scene e i costumi, per poi passare in rassegna lo stuolo dei protagonisti: Raffaella Azim, la scaltra Rosaura; Gianni Cannavacciuolo, Arelcchino; Giovanni Costantino, il Conte; Paolo de Vita, il “francesino”; Massimo Grigò, l’“inglesino”; Francesco Faletti, Alvaro e la giovane livornese Angela Rafanelli, la “servetta”. «Trentaquattro pellicole alle spalle sono un buon viatico - racconta Lina Wertmuller, - ma anche il teatro mi ha sempre appassionata, senza dimenticare poi che proprio qui, al Manzoni, chissà quanti anni fa, debuttai con “L’esibizionista”. Un teatro meraviglioso, il vostro, restato tale anche grazie ad una presidenza e ad una direzione artistica davvero attente, sobrie, geniali».
«Io, per la precisione, non sono stata scelta - ricorda, ancora emozionata, la fascinosa Raffaella Azim, l’unica per il momento, presente alle prove - ma mi sono caldamente offerta alla regista: non sapendo se darle del “lei” o del “tu”, Lina Wertmuller mi suggerì il “voi”. Il resto è storia di palcoscenico, è la storia di questo enorme letto matrimoniale (4 metri per 4) sul quale Rosaura sperimenta tutta la propria solitudine, costellata dalla ricerca, dalla passione, dalla speranza e dunque dall’amore, che è lo spirito, primo ed ultimo, forse, che guida ogni movimento».
A proposito della protagonista, Raffaella Azim, è piacevolmente doveroso sottolinearne i suoi più recenti successi, quelli che l’hanno fatta applaudire per il secondo anno consecutivo nel remake kafkiano de “Il processo”, tanto per citarne uno, vero e proprio prologo nonché certificazione ad origne controllata per questa nuova avvincente avventura teatrale, che Lina Wertmuller, infastidita da «questa avanguardia così vecchia e noiosa», ha deciso, con quel suo solito sorriso sulle labbra, di affidarle.
Certo, una sfida ben calibrata quella della Wertmuller, perché il cast al quale si è affidata è composto da attori che assicurano passione, brillantezza, successo. A cominciare dal marito, Enrico Job, che cura le scene e i costumi, per poi passare in rassegna lo stuolo dei protagonisti: Raffaella Azim, la scaltra Rosaura; Gianni Cannavacciuolo, Arelcchino; Giovanni Costantino, il Conte; Paolo de Vita, il “francesino”; Massimo Grigò, l’“inglesino”; Francesco Faletti, Alvaro e la giovane livornese Angela Rafanelli, la “servetta”. «Trentaquattro pellicole alle spalle sono un buon viatico - racconta Lina Wertmuller, - ma anche il teatro mi ha sempre appassionata, senza dimenticare poi che proprio qui, al Manzoni, chissà quanti anni fa, debuttai con “L’esibizionista”. Un teatro meraviglioso, il vostro, restato tale anche grazie ad una presidenza e ad una direzione artistica davvero attente, sobrie, geniali».
«Io, per la precisione, non sono stata scelta - ricorda, ancora emozionata, la fascinosa Raffaella Azim, l’unica per il momento, presente alle prove - ma mi sono caldamente offerta alla regista: non sapendo se darle del “lei” o del “tu”, Lina Wertmuller mi suggerì il “voi”. Il resto è storia di palcoscenico, è la storia di questo enorme letto matrimoniale (4 metri per 4) sul quale Rosaura sperimenta tutta la propria solitudine, costellata dalla ricerca, dalla passione, dalla speranza e dunque dall’amore, che è lo spirito, primo ed ultimo, forse, che guida ogni movimento».
A proposito della protagonista, Raffaella Azim, è piacevolmente doveroso sottolinearne i suoi più recenti successi, quelli che l’hanno fatta applaudire per il secondo anno consecutivo nel remake kafkiano de “Il processo”, tanto per citarne uno, vero e proprio prologo nonché certificazione ad origne controllata per questa nuova avvincente avventura teatrale, che Lina Wertmuller, infastidita da «questa avanguardia così vecchia e noiosa», ha deciso, con quel suo solito sorriso sulle labbra, di affidarle.
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