Il Tirreno

Pistoia

Venti morti l'anno per incidenti in casa

Francesco Albonetti

Le impressionanti dimensioni di una emergenza dimenticata

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PISTOIA. Morire fra le mura domestiche è più facile che sul posto di lavoro. I dati a disposizione sono pochi, ma parlano chiaro. In provincia di Pistoia si verificano in media 20 morti l’anno per infortuni a casa. I ferimenti, più o meno gravi, non si contano e sono ai primi posti nella casistica degli accessi al pronto soccorso. Gli anziani sono di gran lunga la categoria più esposta, seguita dai bambini e dalle casalinghe.

Mentre gli infortuni sul lavoro vengono registrati in tempo reale, e abbondano studi, statistiche e osservatori, quelli domestici passano in secondo piano. L’ultimo studio, quello effettuato dall’Ispesl (Istituto per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro e di vita) in nove regioni compresa la Toscana, risale a qualche anno fa e presenta i dati del 2001 e 2002. Viene riportata la casistica di tutte le tipologie di incidenti, le persone esposte e la loro età, ma solo a livello regionale. Dopo quello studio, non è stato pubblicato più niente.

«E’ proprio così - dice Piero Gabrielli, responsabile del dipartimento sicurezza dell’Asl 3 - Siamo tutti consapevoli dell’importanza della sicurezza tra le mura domestiche e dell’alta incidenza di infortuni, ma rispetto a quelli del lavoro passano sotto tono, se ne parla meno. In realtà i servizi dell’Asl se ne occupano da tempo e la Regione ha inserito nei suoi piani il problema, con finanziamenti specifici. Quello che manca rispetto agli infortuni sul lavoro è il monitoraggio continuo, per questo una delle prime cose che dovremo fare è di informatizzare i casi che passano dal pronto soccorso, proprio come avviene per gli incidenti sul lavoro».

Nella ricerca Ispels del 2003, a cui l’Asl ha collaborato, venivano fatte interviste ai familiari per capire le cause, come è dove è avvenuto l’incidente, le caratteristiche dell’abitazione, i dati sanitari del soggetto. «Sono tutti aspetti importanti per capire e agire di conseguenza nella prevenzione - spiega il dottor Ranieri Carlini - Si scopre così che tutte le vittime di quei due anni a Pistoia sono stati anziani intorno agli 80 anni e la causa è stata sempre la stessa: caduta in ambiente domestico. Gli anziani cadono in camera da letto, ma soprattutto nel bagno e sulle scale. A volte è difficile capire se cadono perché prima si fratturano o si fratturano perché cadono. E una frattura al femore o all’anca significa spesso complicanze che portano anche alla morte. Uno dei problemi principali è la solitudine, perché questi infortuni avvengono quasi sempre quando l’anziano è solo: ciò significa che i soccorsi spesso arrivano in ritardo. La sicurezza delle case per gli anziani è comunque l’obiettivo prioritario».

Se la sicurezza degli impianti elettrici, delle caldaie, del gas in cucina è già un obbligo di legge, per le cadute il discorso è più problematico. «Bisognerebbe prevedere l’illuminazione automatica che si attiva in caso di presenza in casa, visto che molti anziani cadono la notte quando vanno dalla camera al bagno. Ci sono poi strumenti come gli orologi in grado di rilevare le condizioni del soggetto e passare i dati al 118, telefonini a tre tasti ed altro ancora». Una legge regionale del 2005 stanzia 200mila euro solo per favorire campagne d’informazione alle famiglie. Con questo finanziamento, l’Asl farà tornare la “Casina sicura” davanti al Ceppo, già sperimentata con successo con la prevenzione sull’educazione alimentare. Questa volta, la Casina sarà attrezzata per una campagna mirata sulla sicurezza in casa, in particolare degli anziani.

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