Il Tirreno

Pistoia

Un viaggio fra le riflessioni degli ultimi anni di Terzani

Paolo Gestri
Tiziano Terzani
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Tiziano Terzani

In "Che fare?" pubblicato da "Via del vento" lo scrittore spazia dalle torri gemelle all'Orsigna

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 PISTOIA. Comincia nel migliore dei modi l'anno 2012, l'attività delle edizioni pistoiesi "Via del vento", con la pubblicazione del volumetto "Che fare?", tre prose dell'ultima stagione di Tiziano Terzani. Proprio "Che fare?", da cui il titolo complessivo, è una di questa, scritta nel 2002, a chiusura della raccolta "Lettere contro la guerra": un invito a tener conto del mondo arabo, come "diverso" e perciò foriero di nuovi rapporti, intese e progresso per tutti.  Una seconda prosa, "Una buona occsione" risale invece al 2001, all'indomani dell'abbattimento delle torri gemelle di New York. Neanche a dirlo, Terzani non giustica affatto, ma cerca di capire le ragioni di un fatto così atroce e delittuoso, come e perchè è nata la tanto discussa e condannata organizzazione Al Qaeda, chiedendosi nel contempo se l'Occidente non abbia fatto errori storici, e di quale entità; e se, anche storicamente, a quel mondo orientale non si sia voluto imporre la nostra mentalità, piuttosto che cercare davvero un'intesa.  Ma la prosa più bella è "L'Orsigna: ultimo amore", omaggio del figlio alla madre Terra. Dopo aver viaggiato il mondo intero, Tiziano chiude il cerchio della vita nel solitario paese sull'Appennino, fantastico scrigno di favolose memorie, ieri orgogliosa terra di contrabbandieri e tuttora di gente "senza storia e senza gloria", magari elementare, ma appunto per questo radicata alla propria incontaminata natura, per il quale amalgama è sufficiente a se stessa.  All'Orsigna - evidenzia con intima soddisfazione lo scrittire - perfino i nomi rimandano a lontane epoche: Assuero, Smeraldo, Antimo; Sedomia ed Elide: uomini che sanno intendere profondamente il senso dell'esistenza: «Grandi osservatori della natura, da quella tiravano grandi lezioni e il senso di un equilibrio che si rifletteva nel dar vita, solo con un nome e una leggenda, a ogni sasso, a ogni forma. Ho visto - scrive ancora Terzani - tanti fiori, a volte straordinari, grandi, ma dall'alto di un cavallo, sempre di corsa, sempre a distanza. Gli orsignani hanno visto pochi fiori, forse piccoli, ma ci sono stati accanto, li hanno visti sbocciare, crescere, morire. E di quello straordinario ciclo della vita son diventati esperti».

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