Sicurezza
STARBENE
Occhio alla prostata: c'è un esame da fare dopo i 50 anni
Gian Ugo Berti
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Un prelievo di sangue 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. L'unica cosa da evitare è di non parlarne. Al contrario, è meglio farlo prima che dopo. Ma quand'è allora il momento giusto? Intanto la persona giusta è il medico di fiducia. In tema poi di prostata e di prevenzione del tumore (10 casi al giorno in Toscana), se non ci fossero precedenti in famiglia e non ci si accorgesse di avere dei disturbi ad urinare, intorno ai 50 anni è opportuno eseguire un semplice esame del sangue alla ricerca in particolare del Psa. Di che si tratta? È una sigla ben nota a chi ne sia coinvolto ed indica il livello degli specifici enzimi, dunque capace dei far scattare un campanello d'allarme. Sulla scorta dei valori riscontrati dall'esame del sangue, in accordo col medico stesso, si potrà stilare un programma personalizzato di ulteriori verifiche (visita, ecografia, biopsia, Tac, risonanza magnetica e così via). È dunque un percorso articolato quello che si deve seguire in ogni caso specifico, perché un solo dato clinico non farebbe testo. Una pluralità di indicazioni, invece, possono costituire la premessa per una valutazione complessiva della situazione. Lo hanno detto in un incontro - stampa promosso a Roma da Sanofi Aventis, Giacomo Carteni di Napoli e Giorgio Conti di Milano: la chiave di volta è il controllo ed il confronto nel tempo dell'evoluzione dei dati clinici, biologici e strumentali. Che cosa bisogna fare, allora? Per una situazione di malignità, la chirurgia rappresenta il primo approcio, con un limite d'età anche oltre i settanta anni. Esiste in questo caso la scelta di un intervento a cielo aperto oppure per via laparoscopica, secondo il quadro individuale. Sempre come terapia locale, è prevista la radioterapia, con o senza cura ormonale. Davanti ad eventuali insuccessi di quest'ultima - si è aggiunto - valida si pone la chemioterapia. Oggi è disponibile in ambito ospedaliero, una molecola, il docetaxel, un farmaco già impiego positivamente in altre forme di tumori. Si tratta di una molecola semisintetica estratta dagli aghi di tasso, capace di inibire la divisione cellulare, riducendo quindi la replicazione delle cellule tumorali.
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