Il Tirreno

Pistoia

STARBENE

Diagnosi precoce, arma decisiva

Gian Ugo Berti

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 PISTOIA. "Meglio aver paura che toccarne", dice un vecchio adagio toscano ed in tema di salute è sempre bene non sottovalutare i disturbi, anche se apparentemente modesti o transitori.  Si tratta di un principio generale che vale sempre in medicina: intervenire per tempo di solito significa ridurre l'entità dei danni prodotti e di quelli futuri. Ancora di più, per ovvi motivi, il discorso è importante per quanto riguarda i tumori.  Così, quando qualcosa non va nel tubo digerente (continuo senso di peso allo stomaco, difficoltà a digerire,cambio della normale attività intestinale, ma anche tracce di sangue nelle feci), opportuno è parlarne con il medico.  Sono tutti segnali, più o meno diretti, che qualcosa probabilmente si sta purtroppo concretizzando e quindi è opportuno verificare.  Nel settore dei tumori, in particolare, la diagnosi precoce riveste ancor più importanza e, ad aiutarci in tal senso, si dispone oggi di validi esami (strumentali e clinici) in grado di fare chiarezza in tempi sufficientemente rapidi.  Esistono infatti casi che danno segno di sé solo quando si è ormai creata la massa, capace poi di manifestarsi a causa della compressione diretta sulle pareti digestive o, caso più sfortunato, quando appaia la metastasi.  Come si è detto a Milano ad un incontro stampa promosso da Novartis, si tratta di una situazione provocata anche da un tipo raro di tumori (60 casi l'anno in Italia), i cosidetti Gist (masse a struttura particolarmente dura e compatta). Se ne può sospettare però la presenza soltanto durante lo svolgimento di indagini routinarie.  Se fosse localizzato in un'unica sede - si è aggiunto nella manifestazione cui ha partecipato l' associazione dei pazienti stessi (info@gistonline.it) - la cura è quella chirurgica con l'asportazione della massa stessa oppure quella farmacologica.  Resistenti inoltre alla chemioterapia, hanno però recentemente trovato un valido supporto in una molecola già in uso per una particolare forma di leucemia, la mieloide cronica.  Positivi, infatti, si sono dimostrati i vantaggi dall'uso dell'Imatinib. Studi inoltre più appropriati - presentati al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) - hanno messo in luce un valido riscontro in questo tipo di tumore solido. Dopo cinque anni dall'intervento, il 66% dei pazienti non aveva presentato ripetizioni della malattia e c'era una sopravvivenza del 92%.

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