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VIA DEL VENTO
Blaise Cendras, il Matisse della letteratura
Paolo Gestri
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PISTOIA. L'ultima scoperta letteraria delle edizioni pistoiesi "Via del vento", dirette da Fabrizio Zollo è "Il raggio verde" di Blaise Cendras, romanzo breve finora mai tradotto in italiano, accolto nella collana "Ocra gialla". Cendras, pseudonimo di Frédéric-Louis Sauser, nato a Neuchatel nel 1887, ebbe in vita due svolte fondamentali. La prima, all'età di quindici anni, quando fuggì dalla casa paterna, rimproverato dai genitori per i disatrosi voti scolastici; la seconda quando volontario nella prima guerra mondiale perse l'avambraccio destro. Così passò la giovinezza in Germania e poi in Russia, ritrovandosi in seguito in Cina, in India, in America. Ma eccolo, a 25 anni, affermarsi a Parigi con i versi "Pasqua a New York", come lo ritroviamo arruolato nella Legione straniera, combattente nella prima guerra mondiale, perdere l'avambraccio destro. Ma imparò a scrivere con la mano sinistra, una scrittura agli antipodi della narrativa borghese, riflesso invece della sua vita vissuta tra viaggi e Paesi ognuno con una propria luce, origine ed esaltazione della qualità visiva delle sue pagine, per la quale fu definito il "Matisse della letteratura". Da parte sua, Antonio Castronuovo, curatore e traduttore del "Raggio verde", direttamente dal settimanale "Candide" del 1938, ove apparve per la prima volta, anche a proposito di questo racconto, parla di una "mano sinistra materna" che sovrintende ad una scrittura fisica, col piacere ed il dolore avvertiti dai sensi e che trascrive la voglia di voglia di andare per treni e per navi, simboli del transito dell'esistenza, in una scrittura istintiva, con pochi punti, magari senza, per esprimere meglio l'immediatezza della realtà. Pure "Il raggio verde" nasce su un cargo ed è sostanzialmente autobiografico. E' ancora e sempre un Cendras che, fedele al proprio pseudonimo allusivo alle ceneri, viaggia fisicamente e letterariamente fino all'estremo.
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