Il Tirreno

Pistoia

Quando gli storpi guarivano nel nome di San Jacopo

Paolo Gestri
La statua di San Jacopo sulla facciata della cattedrale A sinistra Lucia Gai
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La statua di San Jacopo sulla facciata della cattedrale A sinistra Lucia Gai

Nell'ultimo studio di Lucia Gai un affresco sociale della città ai tempi del vescovo Atto

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 PISTOIA. Paralitici che si alzano, folle acclamanti in processione, un accalcarsi di gente intorno alla cappella di San Jacopo; forestieri in arrivo, eventi miracolosi raccontati tante volte in città e nel contado, nella case e nei monasteri costituiscono l'affresco sociale e religioso della Pistoia al tempo del vescovo Atto. Quei fatti miracolosi sono stati evocati con ricchezza di dettagli e riferimenti a situazioni reali, da Lucia Gai, appassionata storica del nostro patrono. La studiosa pistoiese, puntualmente documentata, ne ha parlato recentemente al palazzo dei Vescovi, raccontando "I miracoli iacopei pistoiesi fra l'XI ed il XIV secolo".  Basandosi su testimonianze manoscritte inedite, ha illustrato i portenti iacopei a cominciare da quelli accaduti a Pistoia nel 1145, più due antecedenti riguardanti il viaggio di ritorno in patria di Mediovillano e Tebaldo, mandati dal vescovo Atto a Compostella a prendere la reliquia dell'apostolo Giacomo di Zebedeo. Altri miracoli - ha precisato la relatrice - avvennero nel 1201 e altri quattro nel 1238, aggiungendo altri eventi accaduti tra il 1337 e il 1357, assimilabili ai prodigi iacopei per intervento dello stesso sant'Atto. Ha detto anche di un miracolo avvenuto a Prato, nel 1238.  «Nel caso dei miracoli del 1145, che costituiscono il gruppo più consistente, diciannove in tutto, - ha sottolineato la Gai - non si tratta di miracoli "inventati" per l'edificazione spirituale dei pistoiesi, perché i dettagli indicati hanno precisi riscontri documentari, sia per le persone nominate che per i luoghi. Precisi anche i tempi: tra il 25 luglio e il mese di settembre. Furono miracolati, soprattutto, paralitici e "rattrattati": uomini e donne, molti dei quali pistoiesi, ma gente anche di Bologna e Firenze, di varia estrazione sociale. Fra chi ebbe la grazia, un indemoniato, un medico pistoiese ed una ragazza contadina increduli ma vinti dal potere dell'apostolo; c'è anche un viaggiatore, tale Cantarinus, cancelliere del Comune di Pisa e relatore diretto di quanto avvenne in quest'anno. Essendo ancora inediti, andrebbero pubblicati come fonte preziosa d'informazioni sulla Pistoia ai tempi del vescovo Atto, quando si era profilato lo scontro tra clero e laici nella città».  Ha quindi ipotizzato che la raccolta pistoiese dei miracoli tra il 1145 ed il 1238 abbia fatto parte di una strategia, messa in opera dai vescovi più combattivi, per ottenere consensi e aumentare la propria influenza sui cittadini, nel momento in cui il Comune di Pistoia sempre più pesantemente interferiva sulle prerogative e sui poteri episcopali. Una volta che i laici al governo della città s'impadronirono del controllo sulla Cappella e sull'Opera di San Jacopo, facendo dell'apostolo venerato a Compostella il patrono della città, i suoi miracoli sarebbero cessati, perché al Comune di Pistoia interessava di più favorire il rapporto con il pellegrinaggio compostellano internazionale, che portava in città flussi di stranieri e pellegrini che incrementavano la ricchezza e i commerci.

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di Redazione web