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INCONTRI
Religioni e politica, ultima opera di Vannino Chiti
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Vannino Chiti vicepresidente del Senato 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. "Religioni e politica nel mondo globale. Le ragioni di un dialogo" (Giunti Editore), ultima fatica letteraria del senatore Vannino Chiti, verrà presentata martedì 31 maggio alle 17 nella Sala maggiore del palazzo comunale. Oltre all'autore, saranno presenti il vescovo mons. Mansueto Bianchi, il sindaco Renzo Berti, Luciano Violante presidente dell'associazione Italiadecide, Michele Ciliberto ordinario di Storia della filosofia moderna e contemporanea della Scuola Normale di Pisa. Coordina Luca Collodi, giornalista di Radio Vaticana. «Abbiamo il compito di contribuire ad affermare un nuovo umanesimo. È questo il fine principale di un dialogo e di un impegno della politica progressista e delle fedi religiose. Il terreno fondamentale d'incontro è infatti rappresentato dalla centralità della persona, dalla sua promozione, dal riconoscimento della sua dignità». Presenta così, il vice presidente del Senato Vannino Chiti, il suo libro nel quale spiega come il cattolicesimo possa e debba affrontare le sfide del mondo attuale ridefinendo il suo ruolo nei confronti della politica e individuando le ragioni del dialogo con le altre religioni. Chiti prosegue la riflessione avviata con "Laici & Cattolici" (Giunti 2008), che indagava il non sempre facile rapporto tra i cattolici e la sinistra italiana, allargando l'orizzonte al mondo globalizzato. Il volume espone le ragioni di un confronto, necessario e coraggioso, tra le forze progressiste, il cattolicesimo e le altre religioni monoteiste sulle grandi sfide del mondo attuale: la persona e i suoi valori, i diritti individuali e collettivi, il rapporto tra politica e religione, la necessità di misurarsi con le fedi e la dimensione della trascendenza. Nel nostro tempo, la politica delle forze progressiste deve far propria l'idea che il nuovo umanesimo non si chiuda alla possibilità di accogliere Dio: per costruire quella società della tolleranza e dell'integrazione di cui abbiamo tutti bisogno e delineare un'etica mondiale condivisa, che costituisca la base della convivenza nell'epoca della globalizzazione. «Quella che chiamiamo "globalizzazione" - sostiene Chiti - continua a mutare profondamente il configurarsi delle società e il peso della soggettività individuale, quanto meno nel mondo più avanzato: cambiano così gli scenari della politica e gli stessi modi di essere delle religioni, non scomparse, ma al contrario presenti con una maggiore incisività e influenza. Il problema che si pone alla democrazia è quello di consentire una presenza pubblica delle religioni, senza far venire meno, anzi rafforzando, il ruolo dello stato di diritto. Una dimensione pubblica delle religioni è una ricchezza - ne è convinto il vice presidente del Senato - per la nostra convivenza nella società e per la stessa democrazia, nella misura in cui si accompagni - in modo inseparabile - al pluralismo religioso. È indispensabile evitare che si allarghino i fossati tra cultura laica e cultura religiosa: la necessità è quella di ridefinire un minimo comune denominatore di valori, un'etica condivisa. Occorre fare della laicità un riferimento universale, nel quale si riconoscano credenti e non credenti». La sinistra del XXI secolo, sottolinea Chiti, non può aver paura di un dialogo con le religioni sulla vita e la sua dignità, né può sottrarsi a questo impegno. Del resto il magistero della chiesa ha contribuito ad elaborare e a diffondere la sussidiarietà come asse di una riforma delle istituzioni, in grado di valorizzarne la prossimità ai cittadini: l'impegno di questi ultimi, la capacità di scegliere e di operare costituiscono il fondamento di una rinnovata democrazia.
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