Il Tirreno

Pistoia

AMICI DI GROPPOLI

Presto una nuova edizione critica su Cino da Pistoia

Paolo Gestri
Cino da Pistoia
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Cino da Pistoia

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 PISTOIA. "Lo nostro amoroso messer Cino", come il Petrarca definì il medioevale poeta pistoiese, non solo compose accenti di alto elogio per la bella Selvaggia, platonicamente amata, ma ebbe anche voce molto più realistica e popolare, come recentemente ha dimostrato Giuseppe Marrani, docente all'eteneo di Siena, in una conversazione al palazzo dei vescovi.  Lo studioso, ricercatore dello Stilnovismo e in particolare della tradizione manoscritta di Cino, è in procinto di dare alle stampe una nuova edizione critica di questo nostro poeta, amico di Dante e, stando alla leggenda, maestro dello stesso Petrarca. Ovvio l'interesse che si sta creando intorno alla nuova lettura "oltre il gentil poeta", anche perchè l'ultimo studio critico, del Di Benedetto, risale al 1939, un curiosità culturale vieppiù aumentata dal fatto che, oltre settanta anni fa, i manoscritti esaminati non furono numericamente un gran che. Marrani dunque ha annunciato di aver rinvenuto molte altre testimonianze del genere, manoscritti mai messi a frutto: «Tra vecchi e nuovi - ha rivelato - ce ne sono circa centosessanta, taluni anche all'estero, ma, come c'era da aspettarsi, molti in Italia, soprattutto a Firenze, ed anche a Pistoia, compresi quelli dei copisti che arrivano al Settecento».  «Ebbene - sostiene Marrani - è utile un esame globale degli stessi per addivenire infine ad un aggiornamento e ricostruzione testuale più vicno possibile ai testi originali, che sono circa duecento».  «Un Cino stilnovista sulla scia di Dante e precursore del Petrarca non basta più: è una interpretazione che taglia fuori molte altre composizioni dall'esame completo del corpus ciniano. Esaminando esaustivamente il quale - informa ancora Marrani -, vengono fuori novelli spunti letterari, una tematica molto versatile, aperta anche alle composizioni occasionali, ed allusioni a giochi di società di tipo amoroso - galante. Non solo Cino declina molti e svariati luoghi amorosi dello Stilnovismo, ma pure cala sua poesia a situazioni assolutamente terrene, concrete, profane e sociali. E non per caso. Guittoncino de' Sinibuldi (questo era ilsuo vero nome) scrisse in fatti anche per un pubblico diverso da quello della poesia in auge e codificata nei termini dello Stilnuovo, rispecchiando in fondo la società del suo tempo che, come è noto, viveva una felicissima stagione evolutiva. Società non immune neppure da peccati di lussuria».  Così lo studioso si è di fatto riallacciato alla nota "debolezza" di Cino di innamorarsi spesso, anche in età avanzata. Al punto che Dante lo definì «Cantore italiano dell'amore», tuttavia non astenendosi, nel contempo, da un amichevole biasimo per aver, l'amico suo di Pistoia, amato più donne. Ma in una società che cambia, anche i peccati cambiano: quando il Nostro morì, tra il 1336-1377, Il Petrarca lo perdonò di cuore: «Piangete donne - scrisse il poeta aretino - e con voi pianga amore».

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di Redazione web