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AUTORI
Il gusto della tradizione, dall'agricoltura al vivaismo
Paolo Gestri.
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PISTOIA. Guardando alle ultime pubblicazioni a tema Pistoia, sul podio della simpatia sale "Il gusto della tradizione" di Stefano Baroni. Il neonato volume, pagine 206, euro 12, stampato da Pacinotti, Pistoia, racconta la perduta civiltà contadina ed il passaggio dall'agricoltura tradizionale all'ortovivaismo. Il nuovo, oltre che in molti contenuti qui rivelati, sta nel modo con cui l'autore presenta i suoi saperi, direttamente desunti dalla pratica e dagli insegnamenti del nonno, cui aggiunge storielle, detti, proverbi, ed anche riflessioni sulla qualità della vita. In modo diretto Baroni richiama usanze ataviche e scomparse o quasi coltivazioni col rammarico di chi sente svanire irripetibili gusti e sapori e di chi perde l'allegria di stare insieme, per esempio, per la vendemmia, o la battitura o l'ammazzamento del maiale. L'autore s'intrattiene quindi nell'orto e magari parla da tecnico spiegando come si curano i frutti e come si procede nella raccolta: una vera miniera d'informazioni pratiche per chi, ad esempio, volesse ricostruirsi un correggio per battere il mais o ripiantare "a toma" rosmarino e salvia. Far crescere erbe aromatiche o innestare ex novo la "bella di Pistoia", il ciliegio che deliziava i padri con frutti nostrani impareggiabili per sapore; come c'è da sapere del castagno innestato a zufolo. E poi le ricette. Si legga come si fa la torta di mele Carla o come ci si possa permettere un maraschino, o il vin di noce e, per chi traduce la tradizione in fede, come si cuoce il biroldo. Infine, olivi, viti e grano e ortaggi: di tutto e di più, ché quelli erano, e sono, i quattro re magi, tre più uno, del nostro sostentamento. Il libro ospita anche dei personaggi curiosi, come "Il gatto", rabdomante che sapeva trovare l'acqua con il salcio. Né mancano le feste in famiglia con lo strippo, da cui "mangiare a strippapelle. Il nostro "contadino scrittore" scrive come parla, ma più che alla grammatica bada ai contenuti. Anzi, rivela l'animo del poeta se, al solleone, sente frinire le Cicale, citate con la C maiuscola, e quando s'accorge che, prima di partorire, le coniglie si strappano con i denti il pelo di dosso per far nascere al calduccio i propri piccoli. Tante volte - si legge ancora nel libro - si guardava alla luna. Ma era questione pratica o sogno di contadini di cuore?
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