Il Tirreno

Pistoia

STARBENE

Cellule staminali dal liquido amniotico

Gian Ugo Berti

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 PISTOIA. C'è chi decide di farsi ibernare dopo la morte nell'ipotesi che la scienza, un giorno, sia in grado di farlo ritornare in vita: una specie di originale "assicurazione" a lungo termine.  Più concreta e vicina è invece la scelta di conservare, in un'apposita "banca", un particolare tipo di cellule staminali (in particolare quelle prelevate dal liquido amniotico, in cui vive il feto in gravidanza). Una decisione della madre per dare al futuro figlio, una volta cresciuto, la possibilità di sostituire parti del proprio corpo danneggiate o non funzionanti, come pelle, ossa, articolazioni, in seguito a fratture od ustioni.  Sono quattro i tipi di cellule staminali, come si è detto a Milano in un incontro coordinato da Claudio Giorlandino, segretario gerale della Società Italiana Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale e Giuseppe Simoni,direttore scientifico Biocell Center: 1) Cellule embrionali - che creano ogni tipo di tessuto, ma il loro prelievo provoca distruzione dell'embrione o sviluppo di tumori. Per questo in Italia sono vietate. 2) Adulte - presenti nel corpo umano dopo la nascita, in grado di rigenerare l'organo od il tessuto in cui risiedono. Già in uso per la cura di molte malattie. 3) Cordone ombelicale - valide nella terapia della leucemia e linfomi, tramite donazione ad altri individui. 4) Amniotiche - con risultati incoraggianti a livello di laboratorio nel ricostruire una parte del muscolo diaframma,trachea, sterno su animali affetti da malformazioni congenite. Valide anche nella cura sperimentale della degenerazione maculare della retina e retinite pigmentosa. Nell'ultimo caso, è possibile un loro prelievo, utilizzando la comune metodica dell'amniocentesi (il prelievo che si effettua fra la 19º e la 24º settimana), raccomandata dopo i 35 anni d'età per la prevenzione delle anomalie genetiche (in Toscana l'effettua mediamente un terzo delle donne).  Conservare quindi il liquido amniotico, si è precisato, permette di coniugare la diagnosi prenatale con la possibilità di garantire al proprio bambino un campione di cellule staminali assolutamente compatibili di cui disporre in futuro,senza problemi di rigetto.  E' infatti possibile che alcuni membri della famiglia possano avvantaggiarsi della loro conservazione poichè in un caso su quattro sono compatibili con il donatore. Il prelievo non comporta comunque alcun rischio aggiuntivo né per la mamma, né per il bambino.  Le madri intenzionate a raccogliere le cellule staminali da liquido amniotico devono semplicemente comunicare al proprio ginecologo la decisione e rivolgersi ad una banca per la conservazione prima d'effettuare l'amniocentesi. La banca provvederà a fornire il kit con la provetta nella quale lo specialista raccoglierà il liquido, che verrà poi inviato ai laboratori che s'occuperanno della procedura di crioconservazione a meno 196 gradi.  Una volta maggiorenne - si è concluso - il soggetto deciderà se continuare a conservare il proprio patrimonio biologico. Il vantaggio consiste nel fatto che il bambino avrà sempre a disposizione delle sue cellule staminali.

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