Il Tirreno

Pistoia

TEATRO MANZONI

Maddalena Crippa interpreta Giorgio Gaber

Maddalena Crippa da domani al Manzoni
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Maddalena Crippa da domani al Manzoni

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 PISTOIA. Da domani a domenica 9 gennaio al teatro Manzoni, va in scena "E pensare cge c'era il pensiero", di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, con Maddalena Crippa. Arrangiamenti e pianoforte Massimiliano Gagliardi, coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri, consulenza musicale Arturo Annecchino. Regia Emanuela Giordano.  Dopo le fortunate esperienze di Sboom e A sud dell'Alma, Maddalena Crippa affronta nuovamente il teatro-canzone e questa volta dalla porta principale, attraverso uno spettacolo culto per molte generazioni: "E pensare che c'era il pensiero", nato dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Un titolo che segna, insieme ad altri grandi titoli gaberiani, un preciso spartiacque sul fare e pensare teatro e che rappresenta forse il punto più alto della loro opera.  «Quando mi è stato proposto da Emilio Russo di ritornare a cantare affrontando il Teatro Canzone di Giorgio Gaber - spiega Maddalena Crippa -, insieme alla sorpresa di un repertorio tanto originale quanto maschile, si è subito fatta strada la voglia della sfida, che tanta parte prende nelle mie scelte artistiche. Cosi è cominciata l'avventura e mi sono tuffata nel mondo gaberiano che conoscevo in gran parte, ma non interamente. Studiandone tutti gli spettacoli, pian piano la mia scelta si è focalizzata su "E pensare che c'era il pensiero". Il mio approccio a qualsiasi 'materiale artistico' si esprime da una parte con un grande rispetto, e dall'altra con l'onestà e la libertà delle mie reazioni, del mio sentire. Dal primo istante mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, rifare Gaber. Credo che ogni grande artista sia irripetibile ed inimitabile. Ma Gaber, insieme a Luporini, ha davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l'unione tra parola e musica, riflettendo, interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. Proprio nell'onestà di questa "ricerca", che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l'oggi. Vale la pena di riascoltare le sue parole, specie in un momento tanto buio sia per la cultura che per le coscienze, ma credo valga la pena soprattutto perché la sua eredità, in questo caso, passa attraverso un'alterità - il mio essere donna appunto - un altro punto di vista, un'altra sensibilità, un'ulteriore verifica della forza del suo materiale. Nella costruzione della scaletta drammaturgica, non ho esitato a tagliare e ad integrare brani o canzoni di altri spettacoli, come per altro era sua consuetudine, specie con "E pensare che c'era il pensiero" forse lo spettacolo più rappresentato ed elaborato nel corso del tempo. Tutto si può dire di Gaber, ma non che non riuscisse a toccare, prima o poi, temi o corde che ci riguardano nel profondo. È la prima volta che una donna si cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli, sono felice e orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità».

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