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STARBENE
Dal topo novità per la cura delle leucemie
Gian Ugo Berti
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Un topo da laboratorio 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. È l'ingegneria genetica il principale futuro nella cura dei tumori:poter creare la malattia nel topo cercando di curarla con nuovi farmaci sperimentali. E' quanto ha sostenuto a Roma, in occasione della consegna del premio giornalistico "Riccardo Tomassetti,Pier Paolo Pandolfi, dell'Harvard Medical School di Boston. Un esempio viene dalla leucemia promielocitica acuta, cancro del sangue a rapida crescita, fino a 15 anni fa quasi incurabile. La novità, spiega Pandolfi, sta nella capacità attuale di aggiungere o sottrarre geni al Dna di una cellula. In pratica, è stato così possibile ricreare tale malattia nel topo e con l'aiuto di farmaci sperimentali si è giunti piano piano alla sua eradicazione. Il modello di lavoro sul topo rappresenta quindi una svolta perché apre la strada allo studio dei tumori: il suo organismo è infatti capace di replicare tutte le caratteristiche del cancro umano. Il problema,però, è che il tumore non è una sola malattia, ma molte e diverse e dobbiamo allora lavorare ad una terapia personalizzata. Quindi è nostro dovere definire le basi genetiche del tumore in maniera sistematica e dettagliata per poi individualizzare la cura. Ogni anno in Italia, il numero dei tumori si attesta su 180 mila unità. Si vive mediamente più a lungo e migliore in certi casi è la qualità della vita. Comunque, la percentuale di decessi appare sostanzialmente stabile intorno al 27% (43% le malattie vascolari) di un totale, nel 2009, di 591mila decessi. Nell'ambito della terza edizione del premio, una sezione è stata dedicata alla divulgazione scientifica e sociale sull' HIV/Aids, in considerazione della speciale attenzione dal giornalista dedicata a tale tematica.
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