Toscana
MUSEO MARINI
In mostra le opere giovanili di Jorio Vivarelli
Paolo Gestri
◗
Jorio Vivarelli nel suo laboratorio di Felceti 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Nel pomeriggio di oggi, alle 18, nei locali del Museo Marini, in corso Silvano Fedi, si apre la mostra "Iorio Vivarelli, ritratti 1940 - 1940". Si tratta di venticinque grafiche tra pastelli, chine, matite, carboncini, sanguigne, inchiostri, acquerelli, penne, penne a feltro e dieci teste scolpite in terracotta, bronzo, pietra e marmo. Tutte le opetre provengono dalla Fondazione a nome dell'artista, di via Felceti, "accompagnate" da uno scritto di Maria Milvia Morciano. «I disegni di Jorio Vivarelli sono linee pulite - osserva la Morciano -: la proiezione esatta del pensiero. Sono l'inizio, ilprogetto della (sua) scultura». Bisogna far caso alle date. E' un Vivarelli giovane, ma che già ha preso possesso del segno e lo usa per graffiare la superficie, per indagare oltre le apparenze, l'animo dei suoi interlocutori e rivelare quello della sua stessa madre. Per pulizia del segno, si può intendere dunque scelta definita di un metodo alla ricerca dell'essenza di ogni persona, per raggiungere la quale occorre appunto scavare dentro fino a trovare l'ungarettiano "porto sepolto", metodo che sarà poi costante di tutta la poetica vivarelliana. Certo che in questo giovane Vivarelli persistono gli studi accademici, oltre i quali si vede però una etimologica simpatia dell'artista con i soggetti prescelti per i ritratti e, senza che l'autore ne facesse il fine, da destinare all'arte, quella appunto che oggi si vede. Ancor più nei volti scolpiti, si evince che il realismo lascia immediatamente la scuola per esprimre una già matura modernità nei tratti sicuri da cui spunta un intero mondo di affetti misti ad emozioni e massaggi, dalla osservazione alla stupefazione, dal colloquio amichevole all'ammonimeto. Si direbbe che auelle sculture, ma anche i disegni, abbiano voglia di parlare con te, ma bisogna interrogarle, guardarle con amicizia e fiducia ed attendere una risposta. Racconteranno un mondo che, uscito da una inconcepibile, assurda guerra, spera di costruirne uno nuovo. Per realizzare il quale fanno sapere quanta speranza-incertezza e quanta fatica sia loro toccata in sorte. La mostra sarà visibile, fino al 22 gennaio, dal lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 17. Chiuso la domenica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
