Il Tirreno

Pistoia

STARBENE

In sala operatoria sempre meno chirurghi italiani

Gian Ugo Berti

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 PISTOIA. Non c'è "mobbing" fra le donne - chirurgo. Nessuna discriminazione: totale, invece, parità di diritti e doveri, nessuna differenza sulle qualità professionali. È il messaggio, forte e chiaro, che emerge dal 112º congresso della Società italiana di chirurgia, di cui è stato presidente il professor Enrico De Antoni.  Meglio così perché fra dieci anni saremo complessivamente senza chirurghi. O meglio, senza chirurghi italiani. L'emblematico cartello sulle porte delle sale operatorie "chirurghi italiani cercasi", è comunque già pronto e ci troveremo presto a doverli importare, come già avviene per gli infermieri.  Da alcuni anni, infatti, stiamo perdendo il 30% degli iscritti alle prove d'ammissione per le scuole di chirurgia. I "camici rosa", dal canto loro, sono numerosi, ma poi si perdono numericamente con maggiore facilità nel corso del tempo.  I motivi, si è spiegato, sono diversi: lavoro pesante, carriere troppo lunghe (inserimento intorno ai 35-38 anni) riconoscimenti economici a volte mortificanti, ma sopratutto contenziosi medico - legali particolarmente numerosi e pesanti sopratutto in campo ginecologico, chirurgico e traumatologico. Ogni anno le denunce ammontano a 15mila, il triplo di dieci anni fa. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo dove gli errori clinici sono perseguibili penalmente.  Tra i risvolti pratici, c'è il disagio dei chirurghi: nel corso della carriera, 8 medici su 10 ricevono una richiesta di risarcimento e vengono coinvolti in lunghi procedimenti giudiziari. Solo il 15% dei ricorsi dà ragione ai richiedenti. Nell'85% i medici ne escono indenni, magari dopo 7 - 8 anni di processo con ripercussioni personali.  Dall'altra parte c' è invece la qualità del lavoro svolto. Siamo, in Europa, al primo posto per l'attività di trapianto di midollo osseo, secondi nel mondo per la chirurgia del fegato e in percentuale per l'uso di robot in sala operatoria. Ogni giorno, infine, si effettuano mediamente nel nostro Paese 15mila interventi di cui il 40% con le moderne tecniche mininvasive. Dalla parte del pubblico,il 90% degli italiani si fida del buon livello di questi operatori sanitari.

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