Italia
PERSONAGGI
Sirio Balleri, cuore di comunista, si racconta
Paolo Gestri
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PISTOIA. Contadino da giovane e poi carpentiere, quinta elementare e diploma in clarinetto, alla soglia degli ottant'anni a Sirio Balleri, cuore di comunista, è venuta la voglia di scrivere un libro. Il volume è "Una vita nella storia", 160 pagine a quattro mani, con Luigia Caferri ed è stato presentato nei giorni scorsi alla biblioteca San Giorgio. Balleri mescola la memoria con testimonianze di prima mano, procede per flash e racconti brevi, riunendo alfine, in forma e lessico popolari, molte pagine del Novecento. Racconta un secolo visto dal suo paese di Serravalle e dalla parte del popolo, gente povera sotto la guerra e subito dopo a maniche rimboccate per una rinascita. Il fascismo è il primo capitolo: l'oro alla patria ed i bambini a zappettare il giardino della scuola per la battaglia del grano. Si rammenta, Sirio, del bagno nella zangola e delle scarpe allungate perché il piede era cresciuto; rievoca i giochi da niente della ruzzola e del pentolino e il rito sacro delle massaie del bucato nella conca, mentre gli uomini strasudavano nei campi e nelle cave. Chi signoreggiava il paese era il capitano Polastri, un buon uomo di fascista che per natale faceva festa con i contadini nella sua villa del Salicone, assieme alla sua signora Lilith, tedesca e pianista che chiedeva a Sirio di accompagnarla con il clarinetto. Ma chi il nostro giovane ammirava davvero erano gli antifascisti, i vicini di casa Giulio, Mario e Virgilio, il comunista Marino e l'attivista, anche poeta, Luigi Bruni, innalzati a "maestri di vita". Scoppiata la guerra, il giovane Sirio ne poté seguire le vicende alla villa Parri, dove era in funzione Radio Londra finché Pistoia non subì il potente bombardamento degli Alleati. Cadde il fascismo e si fece più intensa la lotta partigiana, pagata cara da troppi, rievocata dal Balleri con religiosa ammirazione. Nel bel quadro della Resistenza, spicca il popolare eroismo dei tre giovani fucilati alla Fortezza, rievocati in una ricostruzione che rende onore a Poli Valoris, Aldo Calugi, Alvaro Boccardi e Lando Vinicio Giusfredi, così come erge la figura di Silvano Fedi "ancora in vita quando i tedeschi lo portarono nell'aia dei Cappellini per seppellirlo". Se per rievocare la storia fino a quei giorni l'autore si è fatto carico della tradizione orale, d'ora in poi diventa sempre più autobiografico. Sfilano i contadini in lotta e i primi scioperi. Sirio faceva volantinaggio e fu processato e condannato a sei anni con la condizionale, ma di sinistra era e di sinistra è rimasto. Semmai, lo calmava la musica, note di Mozart per diplomarsi e banda Borgognoni per esibirsi. Ed ecco che il suo libretto di lavoro da orchestrale, si "trasforma" in libretto di lavoro nell'industria, grazie al quale divenne manovale, carpentiere e disegnatore tecnico. Pur deluso dalla madre Russia per le invasioni dell'Ungheria e della Cecoslovacchia, non smise mai di adoperarsi per il partito, contro l'America che finanziava la Democrazia cristiana ed anche la Chiesa "non imparziale"; eppure rimpiange le cene insieme all'opposizione alla fine di ogni legislatura. Infine, l'ultimo quarto del Novecento: la sua partecipazione per i terremoti in Friuli ed in Irpinia e la costante attenzione politica nel suo comune. «Rivivrei tutto da capo - ha scritto Sirio chiudendo il libro -, per i doveri e i diritti di tutti».
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