Il Tirreno

Pisa

Le notti pisane dei cacciatori di scatole occulte

di Stefano Taglione
Un momento della ricerca di una scatola vicino al Tumulo del Principe etrusco
◗
Un momento della ricerca di una scatola vicino al Tumulo del Principe etrusco

Pisa: ogni sera in città la speciale caccia al tesoro. Esiste dal Duemila e si chiama "geocaching". Una sfida che si rinnova ora dopo ora

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. L’appuntamento è sul Lungarno Pacinotti. Ore 23. È la notte della caccia al tesoro. Una delle tante in cui gli appassionati battono la città alla ricerca delle scatole nascoste. Sì, scatole. Sono piccole e in genere contengono una matita e un bigliettino sul quale scrivere il proprio nome. Aggiungendolo - se non è il primo - a quelli già presenti. Mentre se è intonso tanto meglio, anche se non si vince nulla. Solo la gloria. A partecipare alle ricerche decine di pisani, una marea di lucchesi - fra le Mura c’è una delle comunità più numerose della Toscana - oltre ai tantissimi turisti provenienti da ogni parte del mondo che già normalmente si riversano all’ombra della Torre.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16506323:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16506323:1652397176/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Non è uno scherzo. Si chiama “geocaching” e significa caccia al tesoro col gps. Oltre all’astuzia, infatti, per trovare gli involucri è fondamentale il segnale satellitare. Grazie alla stessa tecnologia statunitense - un tempo solo militare - usata anche per i navigatori. L’unico indizio per poter iniziare le ricerche. Funziona così: una persona nasconde la scatoletta (l’importante è che non si bagni) e su uno dei tanti siti che fanno da Rete per gli appassionati ne indica la location con le coordinate gps, sempre precisissime: fino a 3-4 metri. Impossibile sbagliarsi. Così, dopo aver indicato dove si trova l’oggetto, inizia la caccia al tesoro. Con gli utenti che commentano (come su Facebook) se l’hanno trovata o no.

Diversi gli indizi. Le coordinate possono essere accompagnate da una descrizione, aiuti, foto o immagini. Magari anche dai suggerimenti di chi l’ha già trovata. O dal messaggio - gli appassionati sperano di non scriverlo mai - del furto della scatoletta. Fondamentale l’onestà: non bisogna nascondere gli oggetti in luoghi da violare, anche se in passato non sono mancati episodi controversi. Con persone fermate dalle forze dell’ordine con armi da scasso. Non a Pisa, ma nel resto del mondo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16506325:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16506325:1652397176/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Si parte con le ricerche: destinazione Porta a Mare. Francesco Rinaldi e Lucio Calcagnile sono due degli appassionati pisani del “geocaching”. Sono iscritti sul sito più popolare al mondo: www.geocaching.com. Vengono chiamati “hiders”: questo il termine che contraddistingue i concorrenti della speciale caccia al tesoro. «Nel Nord Italia ce ne sono tanti – sostiene Rinaldi – qui in Toscana, invece, dominano i lucchesi. Io ho già trovato 357 cache. Non sono poche. Pure quella “gemellata” con Angers: è una scatoletta speciale con le indicazioni di dove si trova l’altra della città francese, gemellata con Pisa». Le cache, in inglese, sarebbero le scatole. Gli oggetti nascosti da trovare. Molti i termini anglosassoni con cui fare familiarità, visto che il gioco - in Italia popolare dagli anni Duemila - è nato lì. Il “logbook”, ad esempio, è il foglietto da piazzare all’interno delle scatolette, al quale aggiungere il nome di chi le trova. È questa la prova - oltre alla spunta da inserire sulla pagina web - che deve lasciare l’abile giocatore, scrivendo sul bigliettino il proprio nome e cognome o il nickname con cui è registrato sul portale. «Qui a Pisa c’è uno bravo e si chiama “cruccone” – rivela Rinaldi – ora andiamo a cercare una sua cache».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16506324:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16506324:1652397176/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

L’ha nascosta “doc90-marcovac” la cache di Porta a Mare. È uno dei tanti pisani registrati sul sito. E la scatola spunta dopo pochi minuti: era infilata nel tubo di un cartello stradale di via Conte Fazio. Mentre una seconda - a distanza di pochi metri - è occultata in una ringhiera del marciapiede di via Giovanni da Balduccio. Gli involucri, piccoli come contenitori di pastiglie, sono lì da poche ore. Così c’è scritto su geocaching.com. Eppure le ha già trovate un altro giocatore: è il solito “cruccone”. La sua identità è segreta, si sa solo che è fra i più bravi della città.

Altro giro, altra cosa. C’è altro da trovare. In via San Jacopo, di fronte al tumulo del Principe etrusco. È notte inoltrata, nel parcheggio solo una coppia in macchina, che si spaventa e scappa. Non c’è niente. Nonostante la precisione delle coordinate la scatoletta non salta fuori. Neanche nei muri. Così, dopo 20 minuti, la resa. «Sarebbe stata la mia 250esima o giù di lì», racconta Lucio, come Francesco grande appassionato di “geocaching”. Pazienza: in città ce ne sono decine, dal Lungarno a San Giusto, ma a distanza di ore forse ne spunteranno altre. Perché la comunità è attiva e numerosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa