Il dolore
Applausi ad Agiman che ha diretto “Iris”
L’allestimento di Iris (melodramma di Luigi Illica, musica di Pietro Mascagni) andato in scena al “Verdi” nasce in co-produzione con Kansai Nikikai Opera Theater di Osaka, Teatro Goldoni Livorno, Teatro Giglio Lucca e Teatro di Pisa
L’allestimento di Iris ( melodramma di Luigi Illica, musica di Pietro Mascagni) andato in scena al “Verdi” nasce in co-produzione con Kansai Nikikai Opera Theater di Osaka, Teatro Goldoni Livorno, Teatro Giglio Lucca e Teatro di Pisa.
La storia di Iris è quella di una fanciulla, figlia di un vecchio cieco, che vive godendo della luce del sole e della natura, che si manifesta nel profumo dei fiori, nello scorrere dell'acqua dei ruscelli, nel sole e nella amicizia giocosa delle lavandaie. Il nobile Osaka, con la complicità di Kyoto, la rapisce creando ad arte, ed approfittandone poi, il coinvolgimento emotivo della giovane fanciulla in un teatro dei pupi. Iris si risveglia nello Yoshiwara. Capisce dopo un po' che non si tratta del paradiso, ma di un luogo di perdizione: Si oppone decisamente alla seduzione di Osaka (che si autodefinisce Piacere) e non si rassegna alla costrizione. La maledizione del padre ignaro del rapimento, che nel frattempo la ritrova, la porta a gettarsi per vergogna in una discarica. Il bacio del sole però la trasforma nel fiore che porta il suo nome.
Il celebre inno al sole (adottato nel 1960 come Inno delle Olimpiadi) apre e chiude l'opera. All'ascolto si sono rivelate molte raffinatezze compositive adottate da Mascagni, soprattutto negli interventi orchestrali: scale esatonali ed originali impasti sonori denotano il gusto dell'epoca per la cultura nipponica, seguirà infatti nel 1904 Madama Butterfly di Giacomo Puccini. I continui riferimenti agli elementi naturali (acqua, sole, fiori, ecc.) e all'energia che ne scaturisce rendono alla vicenda una connotazione fiabesca-panteistica, in armonia con la religione shintoista. Molto appropriata la direzione di Daniele Agiman (attivo anche nel Sol Levante), discreta l'orchestra (ho particolarmente apprezzato la sezione dei legni e delle percussioni, valorizzate dall'autore per sottolineare l'ambientazione orientale). Bravi gli interpreti (Fulvio Fonsi, Valentina Boi, Samuele Simoncini, Kiesuki Otani) ed il coro (dei maestri Marco Bargagna e Luca Stornello).
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