Gioco
Pisa, c’è un sogno da abbracciare attraverso la lezione di Seneca. La trappola? Sprecare l’oggi attendendo il domani
Le riflessioni in nerazzurro: il vantaggio è di 7 lunghezze, le tappe ancora da consumare sono 5
PISA. Ne mancano otto, non di più. Già, a tanti punti dista il sogno dopo l’ultimo weekend di partita, col sacco di Reggio Emilia e il pari a cui è stato costretto lo Spezia a Mantova. E non è un’opinione questa, ma matematica. Il vantaggio è di 7 lunghezze, le tappe ancora da consumare sono 5, quindi il risultato è che il traguardo è vicino, più vicino.
Ma attenzione, perché fare i conti va bene, è giusto e anche doveroso, ma il calcio non è mai stato né mai sarà una scienza esatta. Per il Pisa e il popolo nerazzurro, insomma, vale ancora il ritornello che il tecnico Pippo Inzaghi ripete come fosse il più classico dei tormentoni estivi: «Non abbiamo ancora fatto niente, non abbiamo ancora fatto niente». In parte è vero, perché in realtà lui e i suoi giovanotti hanno già fatto molto, moltissimo. Ma quello che manca non è da meno e gli ultimi ostacoli, a cominciare dalla sfida di Pasquetta con la Cremonese, non sono né agevoli né banali. Non è il tempo di mollare e manco di allentare la presa, insomma. Semmai è quello dell’attesa. Che può ancora logorare, si sa. Vale, dunque, la lesione di Lucio Anneo Seneca, filosofo e drammaturgo (oltre che politico) romano: il maggior ostacolo del vivere è l'attesa, che dipende dal domani ma spreca l'oggi. Ecco, questo ora è l’errore da evitare, la trappola da schivare. Non si può sprecare nessun giorno, nessuna ora. L’apoteosi non è mai stata così vicina, non negli ultimi decenni, e l’ultimo sforzo da compiere, anzi gli ultimi sforzi, valgono qualsiasi tipo di sacrificio. Da parte di tutti.
D’altra parte quello che è successo una manciata di giorni fa, in occasione della partita contro il Modena, la dice lunga. Il Pisa non ha sbagliato quella partita, almeno non completamente, ma l’ha persa. Già, perché quando c’è una palla che rotola su un campo verde può capitare anche questo, di perdere. Conforta, semmai, come il gruppo squadra ma anche la tifoseria hanno gestito e digerito quel lo stop: marea nerazzurra a Reggio Emilia, sul campo e sugli spalti. Ogni maledetta domenica, diceva il coach Tony D’Amato nell’omonimo e leggendario film di Oliver Stone del 1999, si vince o si perde ma l’importante è se si vince o si perde da uomini. E in nerazzurro, appunto, ci sono uomini veri. Ora chiamati a confermarlo, visto che negli ultimi 9 mesi lo hanno dimostrato e ribadito (quasi) ininterrottamente.
Testa alle prossime, insomma. Perché 20 vittorie sono un record significativo, 66 punti un tesoro importante ma né lo storico primato né la classifica di oggi bastano. Chi aspetta da oltre 30 anni, insomma, può farlo anche per qualche settimana in più. Perché forse il filosofo e scrittore tedesco Gotthold Ephraim Lessing, che ha coniato la massima oggi diventata spot, l'attesa del piacere è essa stessa piacere, non aveva del tutto ragione, ma per come stanno le cose si può almeno far finta di crederci...
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