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Il commento

Pisa, sotto con l’esame di Como seguendo la lezione di Gibran

di David Biuzzi
Pisa, sotto con l’esame di Como seguendo la lezione di Gibran

Sofferenze e cicatrici hanno temprato il carattere

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Mancano meno di 100 giorni all’esame di maturità e chi ha fatto due passi ieri mattina nel cuore di Pisa se ne sarà accorto imbattendosi nei centinaia di giovani studenti pronti a consumare i vari riti propiziatori.

Per quello della banda di Aquilani, però, l’attesa sarà decisamente più breve. Cinque giorni appena, per essere precisi. Ovvero quello che separano i nerazzurri dalla sfida in casa del Como. Sull’altro ramo del Lario (già, quello dei Promossi Sposi è il versante di Lecco) andrà in scena una partita che vale molto, moltissimo. Finalmente, infatti, il Pisa è riuscito a compiere l’attesa e sperata irruzione in zona playoff e ora proverà a consolidarsi sul campo di una delle squadre impegnata nella volata per la promozione diretta (un posto sembra destinato al Parma, l’altro se lo stanno giocando Cremonese, Venezia e, appunto, il Como). Coefficiente di difficoltà elevatissimo, insomma, e proprio per questo trattasi di esame. Intanto i nerazzurri ci arrivano sullo slancio di chi ne ha appena passato uno. E anche tosto.

Intanto perché due vittorie di fila non erano mai arrivate, fallendo (di fatto) tutte le occasioni che erano state create (con fatica e sudore) per un parziale salto di qualità, poi per come è arrivato l’acuto sulla Ternana. Nel suo non essere del tutto cristallino (nel conto ci sono i due legni timbrati dagli umbri e tre interventi decisamente poco banali di Loria) c’è, infatti, il percorso di crescita che la squadra sta battendo. Forse non lineare e non veloce anche per fattori esterni (dalla clamorosa raffica di infortuni alla protesta dei tifosi passando per i problemi strutturali dell’Arena) ma che comunque ora ha finalmente riportato il Pisa in una posizione più consona non solo alle sue ambizioni ma soprattutto al suo valore. Non è finita, però. Ora bisogna restarci, anzi consolidarsi. Anche in questo caso, però, conforta l’ultimo passo avanti compiuto.

Il Pisa, cioè, ha imparato a soffrire. Lo ha fatto con la Ternana ma anche a Cittadella e prima ancora col Modena. Ha saputo resistere nei momenti più complicati delle partite, insomma, a andare a prendersi il premio (7 punti in 3 partite) quando era il momento. Non è poco. Anzi. Perché, come insegna il poeta (e pittore) libanese Khalil Gibran, le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza; i caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici. E sì, i nerazzurri di cicatrici ne hanno e ance ben visibili. Ma sono proprio le anime forti che ora servono per non ricadere nei vecchi errori, per smussare gli angoli che ancora ci sono, come indicano le poche conclusioni rispetto alla mole di gioco espressa e lo troppe comunque concesse alla Ternana, e continua a correre verso un finale di stagione che potrebbe anche rivelarsi sorprendentemente ricco di gioie.

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