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Calcio: Serie B

Pisa, ora attenzione a non cadere nella prima legge del ciclismo: ecco perché

di David Biuzzi
Pisa, ora attenzione a non cadere nella prima legge del ciclismo: ecco perché

La lezione? Né quella di Ruskin né quella di Bloch. Le 15 partite che restano da consumare possono spostare dalla parte migliore un bilancia che finora piazza i nerazzurri a metà del guado, a -5 da playoff e a +5 sui playout

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Secondo lo scrittore (ma fu anche pittore, poeta, restauratore e critico d'arte) John Ruskin l’orgoglio è alla base di tutti i grandi errori. Vero, probabilmente, ma resta anche una componente fondamentale di qualsiasi impresa. Ed è, al di là di ogni ragionale dubbio, un compagno di viaggio del Pisa.

Che, con orgoglio, ha ripreso la partita di Cosenza come già aveva fatto in casa con la Reggiana e rischiato seriamente di fare altrettanto con lo Spezia. È una dote, non ci sono dubbi. E l’ultimo episodio, quello del San Tito-Marulla, ancora più significativo visto che il pareggio è stato confezionato da gente che il nerazzurro ce l’ha tatuato addosso come una seconda pelle come i capitano Gaetano Masucci e Antonio Caracciolo. In questo senso, insomma, l’ultima esibizione dei nerazzurri lascia sensazioni positive. È un Pisa che non si piega, cioè, come spesso a ha rivendicato il popolo nerazzurro in tempi poco felici. E di certo proprio ai tifosi non può che piacere l’atteggiamento della squadra, la sua voglia di inseguire il risultato fino alla fine e la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Componenti, queste, che ribadiscono anche che il gruppo è unito, rema nella stessa direzione. Soprattutto non gioca contro il suo timoniere, Alberto Aquilani, perché se vuoi scaricare il conducente non ti aggrappati alle ultime energie rimaste e, appunto, all’orgoglio per andare al massimo fino all’ultima curva e magari, come a Cosenza, anche oltre.

Vista da questa angolazione, insomma, la situazione non è nera. O almeno non del tutto. E le 15 partite che restano da consumare possono spostare dalla parte migliore un bilancia che finora piazza i nerazzurri a metà del guado, a -5 da playoff e a +5 sui playout. In 1.350 minuti al netto dei recuperi che, come abbiamo visto, hanno il loro peso, si può ancora dare un senso a una stagione senza continuare a viverla nella terra di mezza e poi archiviarla tra quelle cosiddette “di transizione” .

Si può ancora fare, insomma. Ma in questo caso, è ben essere chiari, l’orgoglio non basta e non basterà. C’è bisogno, semmai, di più certezze perché finora dal Pisa ne sono arrivate troppo poche, serve eliminare o almeno limitare gli errori individuali che stanno segnando il cammino. La strada è ancora lunga ma cambiare rotta è necessario. Altrimenti, per dirla come un altro grande scrittore, lo statunitense Arthur Bloch, dovunque tu vada sarai sempre in salita e controvento. È la prima norma del ciclismo, secondo il “padre” de “La legge di Murphy” ma non deve diventare quella del Pisa. Perché sì, l’orgoglio e cuore sono doti, però doversi sempre (o almeno spesso) giocare la carta della disperazione per evitare i guai è un problema.

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