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Calcio: Serie B

Pisa, al fischio d’inzio 200 tifosi ancora fuori dall'Arena: Curva “muta” per un tempo

di Francesco Paletti
Pisa, al fischio d’inzio 200 tifosi ancora fuori dall'Arena: Curva “muta” per un tempo

Ancora grossi problemi davanti ai tornelli per riuscire a entrare nella Nord Il racconto di fronte agli ingressi tra code e qualche “portoghese” respinto

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Pisa C’è ancora qualcosa che non va al prefiltraggio e ai tornelli della Curva Nord. E forse anche più di qualcosa. Difficile capire cosa dalla grata dei varchi A e B, da dove ieri pomeriggio abbiamo assistito fra le 15,30 e le 16,45 all’ingresso dei tifosi in quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della tifoseria. Oltre, senza biglietto, non si può andare e da quel punto capire che cosa accade ai due tornelli è complicato. Ma una prima cosa certa c’è ed è che fra le 16,20 e le 16,30, ossia fra il vantaggio della Reggiana con Melegoni al 9’ del primo tempo, e il rigore del pari di Valoti al 16’, in fila ai tornelli c’erano ancora moltissime persone. Almeno in duecento. La seconda cosa certa è che quei tifosi si sono persi metà dei gol realizzati nella partita di ieri.

«Se tutti gli utenti entrassero con regolare titolo di accesso seguendo le procedure di controllo previste il problema non esisterebbe», aveva spiegato la questura nel comunicato del 26 dicembre in risposta a quello dei giorni precedenti con cui i gruppi della Curva Nord avevano denunciato il caos prima di Pisa-Ascoli. A causa delle precarie condizioni strutturali dell’Arena, infatti, «non vi è dubbio che il dato relativo al numero di utenti che possono accedere ai diversi settori è strettamente funzionale alla sicurezza stessa dell’impianto e dunque dei suoi fruitori: di conseguenza garantire il rispetto di quei limiti significa garantire l’incolumità del pubblico», proseguiva la nota.

Al riguardo la terza cosa certa, in effetti, è che qualche “portoghese” esiste ancora, anche al tempo dei titoli d’ingresso digitali: accanto a noi, due ragazzini respinti ai varchi d’accesso perché in possesso di un abbonamento falso, ne parlano tranquillamente. Quasi alla fine del primo tempo, quando anche le ultime persone con tanto di titolo d’ingresso regolare riescono a entrare, ne vengono allontanati una ventina, tutti ragazzini poco più che adolescenti. Sono solo loro i potenziali “portoghesi” di Pisa-Reggiana, scovati e allontanati dall’apparato di controllo messo in piedi dal Gruppo operativo sicurezza (Gos) o sono di più? Un dato non c’è e forse sarebbe utile conoscerlo per capire le dimensioni del fenomeno e anche la capacità d’intercettarlo, se il motivo della stretta sui controlli all’ingresso dello stadio, e dei conseguenti disagi, è proprio quello di evitare che il numero degli spettatori non superi la capienza autorizzata.

È in quel momento, alla fine del primo tempo, comunque, che la Nord ricomincia a farsi sentire dopo essere stata in silenzio e con gli striscioni rovesciati proprio in segno di protesta per quanto accaduto in occasione delle ultime due gare casalinghe per quasi tutto il primo tempo. Lo fa scandendo un paio di cori eloquenti nei confronti delle condizioni strutturali dell’Arena, ma anche delle recenti difficoltà di accesso in Curva. E dire che all’ingresso qualcuno tira anche un sospiro di sollievo: «C’è meno caos dell’ultima volta», dice più di uno. Non basta lo stesso. Alle 15,50, venticinque minuti prima del fischio d’inizio, il flusso di coloro che superano i tornelli rallenta vistosamente e agli steward viene chiesto di bloccare momentaneamente il passaggio al prefiltraggio di via Rindi, lato tribuna coperta. Conseguenza: i tifosi che arrivano alla spicciolata cominciano ad accalcarsi. Meno di dieci minuti dopo si formano due code, una all’altezza del varco A e l’altra del B, lunghe una trentina di metri: dalla grata arrivano quasi all’incrocio con via XXIV Maggio.

È più o meno in quel momento che i tifosi riprendono ad affluire: lì ai varchi ognuno deve mostrare il titolo d’ingresso e l’abbonamento. La verifica sulla veridicità o meno dell’abbonamento, però, viene fatta qualche metro più avanti, ai due tornelli d’ingresso alla Nord. Impossibile capire se sia vero o falso, ma al prefiltraggio quasi tutti quelli che passano davanti a noi, hanno in mano o sul telefonino il titolo d’accesso già pronto per mostrarlo agli steward. La coda, però, si sposta solo un po’ più avanti: i capannelli di persone che dieci minuti prima erano di fronte ai varchi, infatti, adesso sono di fronte ai tornelli. In tanti protestano. Alcuni educatamente: «Mi scusi, ho l’abbonamento e la mia fidanzata mi aspetta in Curva: posso entrare? Altrimenti mi perdo una parte di partita», chiede un ragazzo mostrando il titolo d’ingresso al poliziotto in borghese quando mancano cinque minuti al fischio d’inizio. «No, deve mettersi in fila con gli altri», gli risponde, anche lui apparentemente quasi costernato per la situazione. Qualche altro alza la voce: «Se anche oggi dobbiamo aspettare quaranta minuti per entrare, non vengo più e rivoglio i soldi dell’abbonamento», urla una signora.

Quando già la partita è iniziata da una decina di minuti, un gruppetto se ne va inferocito. «Apriteci, fateci almeno andare via – urlano imbufaliti al malcapitato steward – lunedì si va tutti in società a farci restituire i soldi dell’abbonamento». Va avanti così almeno fino alle 16,35. l


 

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