La manifestazione
Pisa, Aquilani per ora non rischia: ma la situazione dei nerazzurri ora è pesante. Ecco il punto
A gennaio serviranno correttivi per evitare guai Il malumore dei tifosi per il mancato saluto di diversi giocatori alla fine della gara
PISA. Diciotto punti dopo sedici giornate per una squadra partita con la voglia di essere protagonista, anche senza obiettivi dichiarati in maniera specifica, sono davvero pochi. Gli alibi ormai non bastano. E non servono. La situazione in casa Pisa è di estrema difficoltà. Non solo per la classifica, non solo perché finora ha vinto appena quattro partite, una sola all'Arena, non solo perché davanti i gol arrivano con il contagocce, appena 14 totali, e in difesa alla prima distrazione si vedono le streghe. Il che è un limite non da poco.
Quando non ci arrivi con il gioco ci devi arrivare con altri mezzi. Lo ha detto anche lo stesso Aquilani che però al momento non riesce ad invertire la rotta. Perché questo possesso palla risulta al momento sterile, e anche un po' noioso, con i giocatori che fanno quasi sempre la scelta sbagliata nelle due aree. In questo modo diventa difficile fare punti. E allora i tifosi vorrebbero vedere almeno un po' di grinta e cattiveria agonistica. Al di là del 2-0 di Catanzaro, la gente si aspettava un atteggiamento diverso in quello che per molti era un esame di maturità. Che il Pisa non ha superato. Sui social qualche tifoso ha sottolineato come non tutti i calciatori siano andati a dare anche un semplice segnale ai 170 tifosi che hanno macinato tanti chilometri. Alcuni giocatori ci hanno messo comunque la faccia, tra questi anche Hermannsson e Masucci, altri hanno salutato da lontano e altri ancora hanno imboccato la via degli spogliatoi. Magari perché la testa era ancora rivolta ad una sconfitta che fa male. Ma in tanti non hanno apprezzato.
Alberto Aquilani è uno di quelli che è andato sotto il settore ospiti. Per il resto la società anche stavolta non ha rilasciato dichiarazioni a fine partita, non lo fa dalla sconfitta del 29 ottobre scorso per 2-1 a Venezia, e per il momento non ci sono in preventivo conferenze stampa per parlare della situazione dello stadio e del centro sportivo. Ma il club nerazzurro probabilmente dovrebbe lanciare un messaggio forte proprio sulle questioni di campo. Cosa che nel recente passato non era mai mancata. Dopo un pomeriggio amaro come quella di Catanzaro un po' tutti si attendevano delle dichiarazioni da parte dei dirigenti. Di solito l'amministratore delegato Giovanni Corrado ha parlato più nei momenti in cui doveva prendere le critiche che in quelli in cui arrivavano applausi. E invece il silenzio di tanti amari post partita di questa stagione è apparso assordante. A volte basterebbero anche poche parole per saperne di più sullo stato dell'arte e quanta fiducia c'è ancora nel progetto tecnico e nelle idee di un allenatore voluto fortemente la scorsa estate. Fiducia ribadita davanti alle telecamere proprio a Venezia. Ma la musica da quel momento non è cambiata. Anzi, è peggiorata.
Quando i risultati non arrivano il primo a pagare è quasi sempre chi guida la squadra dalla panchina. Per ora Aquilani comunque non è a rischio. Anche se la società non è certo contenta dei risultati. L'allenatore può avere le sue responsabilità sia per come fa giocare la squadra, sia per come sta incidendo poco a gara in corsa con i cambi. Il club però ha le sue responsabilità per la costruzione di una squadra che al momento appare un’incompiuta. Con qualche alternativa non all'altezza delle prime scelte. E come resta fuori qualche big, e la lista degli infortunati è ancora bella piena, sono dolori.
C'è ancora una carta importante da giocare: quella del mercato di gennaio. Servono giocatori di personalità e di categoria. Il progetto del rinnovamento nel gioco e nella mentalità per ora non decolla. E adesso la cosa più importante è quella di fare punti per assicurarsi il prima possibile il mantenimento della categoria. Prima che sia troppo tardi.
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