Il dolore
Occhio Pisa, ora diventa dura: il ko a Catanzaro inguaia i nerazzurri
Decidono Ambrosino e un’autorete di Marin. Ancora una volta pesano assai le croniche difficoltà della squadra a finalizzare il gioco
CATANZARO. È il solito Pisa, è un altro esame non superato. Solo che ora, dopo il ko del Ceravolo, la situazione (di classifica) comincia a farsi più complicata. Maledettamente più complicata.
Il risultato, sgombriamo subito il campo, non ci sta. È più che severo perché i nerazzurri il punticino (che comunque non avrebbe rappresentato l’attesa svolta) se lo sarebbe meritato per attenzione e impegno, Ma, alla fine, il problema è proprio questo: quella di Aquilani non somiglia a una banda di scappati di casa, ma produce poco, pochissimo rispetto alle mole di gioco che prova a sviluppare e spesso sviluppa pure. Pochi gol, certo, ma non solo. Nel rapporto, infatti, restano scarse anche le occasioni create. E fatalmente spingi spingi qualcosa concedi. Che sia un errore individuale, uno spazio lasciato libero e una copertura preventiva fatta coi tempi sbagliati. È proprio quello che succede a Catanzaro nella ripresa, dopo u primo tempo che somiglia più a una partita a scacchi che di calcio, ma in cui il Pisa fa comunque la sua porca figura facendo sperare, purtroppo in vano, che possa essere la volta buona.
Ma riallacciamo il nastro. Al via ci sono il confermato Hermannsson e le novità Gliozzi e Mlakar. Non D’Alessandro, che accusa problemi di stomaco poco prima del via e si accomoda in panchina. Nel Catanzaro, che vesta l’annunciato e consolidato 4-4-2, succede lo stesso e Veroli (noie muscolari) e a sinistra gioca Kranjc. Il Pisa riparte dal copione di Bolzano: 4-1-4-1 con Esteves play aggiunto in fase di costruzione. Quando la palla ce l’hanno i calabresi, invece, si oscilla tra 4-4-2 e addirittura 5-4-1 con Mlakar che scivola fino alla difesa. L’avvio è scoppiettante (Gliozzi largo al 3’, Nicolas mura Biasci all’11’) ma i ritmi calano presto e la garfa diventa bloccata. E così resta anche perché Fulignati rimedia (su Valoti) a un suo erroraccio al 36’ e dice no a Gliozzi (innescato da Esteves) al 41’.
La ripresa si apre con lo stesso copione, ma coi nerazzurri che ora il varco lo cercano col 4-2-3-1. L’azzardo non paga perché i padroni di casa, dopo le prove generali del primo tempo, tornando a sfondare sulla propria corsia di destra dove la coppia greca Katseris-Suonas è inconteibile. È il primo, all’8’, a buttarsi nel varco e crossare, Biasci non c’arriva ma dall’altra parte c’è Vandeputte che rimette ancora in mezzo dove l’appena entrato (da 30 secondi 30) Ambrosino è il più lesto e firma il suo primo gol stagionale. La partita ora è stappata, ma nel modo peggiore per il Pisa. Che, comunque, non s’arrende (al 14’ Canestrelli al volo impegna Fulignati). Subito dopo Aquilani sgancia le forze fresche (Moreo, Arena e Barbieri per Gliozzi, Valoti e Beruatto). Poi tocca a Vignato (per Mlakar, con Vivarini che sgancia Stoppa e l’ex Verna) e per una manciata di minuti ci sono occasioni da ambo le parti. Emblematica quelle del 29’, quando Moreo non aggancia un filtrante di Vignato (complice Vandeputte) a due passi dalla porta, e del 32’, con lo stesso attaccante che ciabatta malamente su cross di Esteves favorendo Fulignati. Il peggio, però, deve ancora arrivare. Entra Masucci (per Tramoni) al 36’, infatti, ma subito dopo il solito indemoniato Katseris va in fuga solitaria a destra, trova i pugni di Nicolas ma la respinta del portiere finisce sull’accorrente Marin a rotola in fndo al sacco. Una tragi-comica autorete che fotografa il momento del Pisa.
Nero più che azzurro. Col vantaggio sulla zona playout ora ridotto a 2 punti e un’altra complicata trasferta, a Palermo, alle porte. Si fa dura, insomma. Con Aquilani che per ora non sembra a rischio e con soluzioni ai problemi che non possono essere demandate al mercato che verrà. No, servono prima.
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