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Calcio: Serie B

Come l’equilibrista sulla fune, ma il Pisa ha saputo resistere

Come l’equilibrista sulla fune, ma il Pisa ha saputo resistere

Il punto Una tempesta affrontata con forza. Però non basta

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Ricorda che la tempesta è una buona opportunità per il pino e il cipresso di mostrare la loro forza e la loro stabilità. Lo diceva il rivoluzionario, politico e patriota Ho Chi Minh (sì, proprio il presidente del Vietnam della sanguinosa guerra) e, in questo contesto, c’è da dire che l’albero del Pisa ha retto bene ad una prova assai più difficile.

Ovvero sfidare un avversario forte come la Cremonese in un contesto quasi surreale coi problemi della gradinata e la protesta della curva che, di fatto, hanno svuotato l’Arena togliendo ai nerazzurri un’arma di fondamentale importanza come la spinta del proprio appassionatissimo popolo. In sostanza c’erano tutte le premesse per farsi travolgere da rivali ed eventi come poche ore prima, purtroppo, era successo a Marina con l’ennesima, tremenda mareggiata.

Ma nell’ora più buia, o potenzialmente tale, qualche incoraggiante spiraglio di luce c’è stato, si è visto. Soprattutto sotto il profilo dell’attitudine, dello spirito. Insomma, quello striscione lasciato come invito e monito sulla curva deserta («Lottate da ultrà») è stato raccolto o onorato. Non è bastato per vincere. Perché è chiaro, anzi cristallino che il Pisa viaggia ancora in compagnia dei suoi problemi. Però il primo passo per riuscire finalmente risolverli è stato fatto. Il punto, ora, è che ora ne servono altri. Perché non è la prima volta che i nerazzurri imboccano la strada giusta. Lo avevano fatto già al debutto, in casa Samp, ma poi anche in casa col Cittadella ea Bolzano. Solo che, per un motivo o per un altro, a quelle vittoria non ha mai saputo e potuto dare continuità. Non a caso la classifica dice che i nerazzurri sono ancora nella terra di nessuno. A metà del guardo tra la zona playoff e quella playout. Come un equilibrista che cammina su un fune sospesa tesa tra i sogni di gloria e i peggiori incubi. L’unica certezza è che davanti ci sono altre due sfide complicate, quella contro una sorpresa come il Catanzaro e annunciata big (ora in difficoltà) come il Palermo. Trasferte difficili, pericolose. Potenzialmente altre tempeste da affrontare. Ecco, dunque, che ora più che mai serve la stabilità, la continuità. Di risultati, ovviamente. Ma questi non arrivano senza le prestazioni. Essere stabili, diceva il filosofo e pedagogo bulgaro, Omraam Mikhael Aivanhov, significa essere fedeli ai propri impegni interiori. E siccome il Pisa vuole uscire dall’oscurità e splendere di luce propria, ora deve iniziare a farlo.

Diverso è il discorso per l’altra tempesta, quella extra-campo. Già, probabilmente, bisognerà imparare a convivere perché i tifosi (con le loro domande) e la società (con le non risposte) ad oggi sembrano fermi sulle proprie posizioni. Probabilmente basterebbe un passo (in questo caso del club) per far tornare il sereno. Almeno un po’.

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