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Calcio: Serie B

Senza Marin è un altro Pisa: ecco perché il suo rietro diventa determinante

di David Biuzzi

	Uno dei pezzi forte del repertorio di Marius Marin: il recupero palla in scivolata (qui contro la Sampdoria nella prima di campionato)
Uno dei pezzi forte del repertorio di Marius Marin: il recupero palla in scivolata (qui contro la Sampdoria nella prima di campionato)

Dai ko con Modena e Lecco al deludente pari col Brescia: quando non c’è sono dolori. I dati confermano l’importanza del romeno che è pronto al rientro con la Cremonese

30 novembre 2023
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PISA. Manco Diego Armando Maradona ed Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé, vincevano le partite da soli. Con loro era certamente più facile, ma serviva anche altro. Figuriamoci, dunque, se un’impresa del genere può riuscire ad un onesto operaio del pallone come Marius Marin. Eppure anche il ragazzo di Timisoara, proprio come i grandi del pallone, è fondamentale. Lo è per il Pisa, di cui è il combattente e l’equilibratore. L’anima, insomma. E come capita spesso in questo sport è soprattutto il peso della sua assenza a metterlo in risalto. Sarà perché è figlio della città dove il 16 dicembre del 1989, quasi 9 anni prima della sua nascita datata 30 agosto 1998, scoppiò la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta di Nicolae Ceausescu e del regime rumeno, o più probabilmente sarà per doti e caratteristiche personali, ma di agonisti come lui in giro ce ne pochi, nel gruppo nerazzurro ancora meno. Non è stato lui a ispirare la celebra canzone di Ligabue (no, “Una vita da mediano” la si deve a un nerazzurro dell’Inter come Lele Oriali), però in qualche modo la incarna. Già, perché anche Marin passa la vita a recuperar palloni, a battersi e a sbattersi lì nel mezzo. E, appunto, quando non c’è sono dolori. In questa stagione, infatti, è mancato tre volte. Le prime due per scelta, del tecnico Alberto Aquilani, e il Pisa ha perso sia a Modena che in casa col Lecco; la terza sabato scorso, per squalifica, col Brescia, ed è maturato un deludente pari. Non solo: era già uscito dal campo prima che il Parma segnasse il gol decisivo per sbancare l’Arena. Un portafortuna? Forse ma di sicuro non solo. Come detto Marin ha caratteristiche che lo rendono unico nel gruppo. E che servono, servono tantissimo per assicurare equilibrio e protezione al pacchetto arretrato. In particolare nel modulo, il 4-1-4-1, che il tecnico ultimamente sta adottando come punto di partenza per sviluppare poi la sua idea di calcio (sempre propositivo e con tanti giocatori spiccatamente offensivi sul campo). Una sorta di ago della bilancia, insomma. Come confermano i numeri della sua stagione: nessuno recupera più palloni di lui (già 81 e vicino per ora c’è solo il terzino Beruatto con 80) e nessuno vince contrasti quanto lui (21 contro i 19 del solito Beruatto). Ai nerazzurri, insomma, Marin serve come il pane (se non, addirittura, come l’aria) e il fatto che torni a disposizione per la sfida di sabato pomeriggio (ore 14) con la Cremonese è senza dubbio una gran bella notizia. Anche perché, come detto, di Marin ce n’è uno solo (almeno fino all’ormai prossimo mercato di gennaio, quando la società dovrebbe cercherà almeno di affiancarlo). Gli altri centrocampisti centrali della compagnia, infatti, hano caratteristiche diverse. Sia Veloso che Barberis e Nagy, infatti, sono più registi che incontristi. L’ungherese, forse, è quello che si avvicina più di tutti, ma finora in nerazzurro non ha lo stesso livello di rendimento (soprattutto da mediano) che raggiunge quasi sistematicamente con la sua Nazionale. Anche il sorprendente Piccinini, poi, è più interno che centrale (come Touré). Con il combattente Marin, insomma, è un altro Pisa. E la speranza è che possa tornare a esserlo già da sabato, col romeno a dare battaglia in mezzo.

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