Il Tirreno

Pisa

Il caso

Le domande dei tifosi e l’Arena: sul Pisa ora si addensano le nubi

di Andrea Chiavacci
I fosi nerazzurri in Curva Nord durante la partita col Brescia: da loro arriva il comunicato con le cinque domande alla società (foto Muzzi)
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I fosi nerazzurri in Curva Nord durante la partita col Brescia: da loro arriva il comunicato con le cinque domande alla società (foto Muzzi)

La presa di posizione della curva testimonia un malcontento che sta crescendo

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PISA. La tanto attesa partita vitale, quella della svolta e del possibile salto di qualità sul piano del gioco e della classifica, si è trasformata nell'ennesimo passo del gambero in casa Pisa. Aquilani si attendeva molto dalla sfida con il Brescia e invece è andato a casa insoddisfatto. E se non ci fosse stato un super Nicolas probabilmente non sarebbe arrivato neanche un deludente pareggio. Raggiunto tra l'altro contro una squadra reduce da cinque sconfitte di fila e che presentava l'ex Rolando Maran al debutto in panchina.

Le domande della Curva

Sono arrivati anche i fischi a fine partita. Prima, però, solo sostegno per la squadra per tutti i 90 minuti. Gli unici cori contro sono quelli che riguardano la situazione di uno stadio sempre più obsoleto e con uno scenario ancora più desolante dell'Arena dopo i problemi strutturali della gradinata. In un volantino la Curva Nord ha chiesto, per la seconda volta nell'ultimo mese, chiarezza alla società su cinque punti cruciali per il futuro del Pisa: «Qquali sono i programmi sportivi, ad oggi? A che punto siamo con lo stadio? A che punto siamo con il centro sportivo? Cosa si prevede a livello di prospettive per gli abbonati di gradinata? Riuscite ad interfacciarvi con il Comune?». Domande a cui la società non ha dato una risposta e sembra che, almeno per il momento, non ci sia niente di nuovo all'orizzonte. Risposte che attende non solo la curva, che si è fatta portavoce, ma anche tutta la tifoseria che vive come sempre in maniera passionale le vicende della squadra. Non solo alla partita ma sette giorni su sette. Lontana dalla mentalità delle metropoli e con un senso di appartenenza che va ben al di là delle semplici vicende agonistiche. Perché alla fine il calcio, pur avendo una fortissima componente di business, resta il gioco del popolo. A Pisa più che altrove. Ovvio che è la società che investe, come dimostrano anche i quasi 20 milioni di emolumenti sganciati dal sodalizio del presidente Giuseppe Corrado e del patron Alexander Knaster per la stagione 2023/2024, e fa le sue scelte. Alla fine però i tifosi chiedono solo una maggiore comunicazione e chiarezza su cinque questioni determinanti. E anche questo è più che legittimo.

Dura realtà

Concentrandosi solo sulle scelte che riguardano la gestione sportiva si può dire che tra la passata stagione e l'inizio di quella attuale, ancora comunque molto lunga, le ambizioni non sono andate di pari passo con i risultati. Il patron Alexander Knaster in persona, durante il ritiro della scorsa estate a Rovetta, ai microfoni di a 50canale, aveva detto: «Arriveremo in Serie A. Quando? Adesso non lo so dire. Ci vuole pazienza, ma non troppa». Quindi una Serie A da conquistare non necessariamente al primo anno dell'era Aquilani ma l'obiettivo a lungo termine resta quello. Anche nei pensieri della famiglia Corrado. Per questo motivo vedere una squadra nel limbo della Serie B dopo 14 giornate, con la zona playout (+4 l’attuale vantaggio) più vicina di quella playoff (ora -5), non può lasciare soddisfatti. Se poi pensiamo che il Pisa in casa ha un ritmo da retrocessione, 6 punti in 7 partite con 0,85 di media dicono questo, è normale che ci sia più di un mugugno. E per rialzare la testa c’è bisogo di fatti. Sabato prossimo c'è l'ennesimo esame contro una big come la Cremonese che era partita male ma che sta risalendo. Una gara che dirà se il Pisa metterà in campo il furore di una squadra ambiziosa o una partita piatta, come spesso capita in casa, come quelle squadre che non riescono mai ad uscire dal limbo a metà tra inferno e paradiso calcistico.


 

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