Il dolore
Il Pisa di Aquilani non decolla
La posizione del tecnico nerazzurro è salda e legata a un preciso progetto biennale ma la squadra continua a mancare di concretezza e concentrazione nei finali di gara
PISA. Se con una buona partenza si è metà dell’opera, allora il Pisa deve ancora lavorare tanto per mettere insieme tutti i pezzi del suo ambizioso ma complesso puzzle costruito in estate. Il calcio non è matematica ma soprattutto i grandi numeri, quelli che pesano davvero nell’economia di una partita e di un campionato, ci dicono che il Pisa ha conquistato appena 12 punti in dieci partite e che perso già quattro volte. Tre in casa. Sempre per 2-1 e sempre con un gol decisivo preso dopo il novantesimo. La sconfitta con il Lecco è diversa dalle altre ma non cambia la sostanza.
Il tecnico non rischia...
Aquilani, al netto delle tante assenze, non ha ancora dato una vera e propria impronta al Pisa. Le idee ci sono ma manca sempre il modo per concretizzarle. Tre punti sabato scorso con una bella prestazione con il Cittadella, con brivido finale, passano tre giorni e arriva una sconfitta contro una squadra che fino a prima di entrare all’Arena aveva racimolato un solo punto in sette partite, già cambiato allenatore e andava alla ricerca di una vittoria in B dopo cinquant’anni di assenza nel campionato cadetto. La partita con il Lecco ha detto che il Pisa ha tenuto un possesso palla del 74% tirando 24 volte ma solo 4 nello specchio della porta. Segnale che manca precisione e freddezza. Il tecnico dopo questo ko non rischia nulla. La società ha piena fiducia in lui e nel progetto biennale, quanto la durata del contratto di Aquilani, sposato in estate ma adesso non si può scherzare con il fuoco. I discorsi adesso contano poco. «A questo gioco vince chi segna un gol più dell’avversario non chi fa più possesso palla». Parole e musica dello stesso Alberto Aquilani.
...Ma serve concretezza
L’allenatore deve trovare il rimedio ai troppi gol presi con errori gratuiti in favore degli avversari e deve trasformare il palleggio prolungato in un modo efficace di mandare in porta gli attaccanti. Non c’è chi fa la differenza da solo sotto porta: con la rete bellissima di Lisandru Tramoni il Pisa va in gol con nove marcatori diversi, ma si può fare qualcosa di meglio anche con quello che si ha attualmente a disposizione. Vedi Vignato che poteva cambiare volto alla partita dopo appena cinque minuti. Ma non solo lui. Moreo in area avversaria ci sta poco e il gol gli manca ormai da aprile. E Torregrossa deve ancora trovare la condizione. Forse poteva esser messo prima contro il Lecco. Vale lo stesso per Valoti e per Veloso. Per la seconda volta subentrato a Barberis dopo il 90’. Giocatori che potevano dare freschezza ed esperienza in un momento cruciale. La grande bellezza dei 20 passaggi di fila che portano al gol di Esteves con il Cittadella è stata soppiantata dai tanti, troppi, contrasti persi a centrocampo contro il Lecco. Da lì il Pisa ha subito molte ripartenze, compresa quella che ha portato al gol decisivo di Tordini. Il Pisa tiene palla ma quando c’è un pallone vagante gli avversari sono stati più pronti. Più arcigni, per usare un termine usato dallo stesso Aquilani alla vigilia. Tra il calcio propositivo e quello del difensivismo a oltranza è apprezzabile il coraggio di puntare sul primo. Ma servono correttivi efficaci per non prendere imbarcate da tutte le parti.
I punti persi
Il Pisa ha già subito cinque gol dopo il novantesimo. Tre decisivi ai fini del risultato. Quelli delle sconfitte contro Parma, Cosenza e Lecco. Ininfluenti il raddoppio di Strizzolo a Modena e il gol di Magrassi del Cittadella. Di fatto il Pisa dopo il novantesimo perde due punti, perché Masucci aveva momentaneamente pareggiato al 95’contro il Cosenza, ma se allarghiamo il tutto agli ultimi cinque minuti più recupero va messa nel conto anche la rete di Akpa Chukwu nell’1-1 con il Bari. E i punti persi diventano quattro. Adesso però bisogno guardare avanti perché domenica a Venezia non sarà certo una comoda gita in gondola.
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