Sicurezza
Il Pisa stavolta sfida due avversari e Aquilani vuole passare alla cassa
Battere il Cittadella e sfatare il tabù delle gare interne i due obiettivi da centrare. Il tecnico: «Ho visto voglia e attitudine per fare bene, il risultato pieno ci manca»
PISA. Battere il Cittadella e sfatare il tabù dell'Arena. Oggi alle 14 il Pisa va alla ricerca della prima vittoria casalinga in questa stagione per iniziare al meglio la serie di quattro gare su tre in casa da qui a due settimane. Servono punti visto che in classifica i nerazzurri sono tredicesimi a quota 9, mentre gli avversari, con una gara in più, sono settimi con 13 punti. Cinque di questi conquistati in trasferta.
Testa al Cittadella
Quella di oggi è anche la prima di due gare interne ravvicinate visto che martedì alle 18.30 c'è il recupero contro il Lecco. «Il focus è solo sul Cittadella, al Lecco ci penseremo dopo questi novanta minuti – spiega Aquilani in conferenza stampa – abbiamo lavorato bene durante la sosta. Ho visto la voglia, la consapevolezza e l'attitudine giusta per affrontare questa partita. Giocare in casa deve essere un vantaggio. Siamo consapevoli di trovare una squadra tosta che in Serie B si identifica da anni come una delle più complicate da affrontare. Con un'idea e una filosofia ben precisa. L'abbiamo studiata nei dettagli e cercheremo di mettere in campo tutto quello che fa parte del nostro processo di lavoro. Se giochiamo bene abbiamo molte più possibilità di vincere». Aquilani deve ancora scegliere con che modulo affrontare il classico 4-3-1-2 proposto dai veneti: «La difesa a tre è un opzione come la difesa a quattro. Vediamo di capire, a seconda della condizione dei giocatori, qual è la cosa migliore da fare».
Il campionato non inizia
Per Aquilani questa non è una nuova partenza: «Il campionato del Pisa non inizia con il Cittadella. Il campionato è iniziato quasi tre mesi fa. Sappiamo il percorso che c'è stato nelle partite precedenti. Abbiamo visto sia cose positive che negative. Continuiamo il campionato cercando di portare cose nuove e giocatori più pronti. Se iniziamo a recuperare qualcuno abbiamo maggiore possibilità di scelta». L'ex centrocampista della Nazionale è consapevole dell'importanza di sbloccarsi all'Arena dove la squadra ha raccolto un solo punto contro gli otto in trasferta: «Ci manca il risultato. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Il risultato conta, ti fa vedere le cose in maniera diversa. Soprattutto per quanto riguarda la vittoria in casa visto che fuori stiamo facendo bene. Ma se fai le cose bene solo a metà non può bastare. Se dopo tre minuti la partita dice un'altra cosa rispetto a come l'abbiamo preparata dobbiamo essere in grado di cambiare. Di tirare fuori qualcos'altro. Il calcio non è matematica ma l'insieme di tante cose».
Le emozioni della vigilia
Aquilani parla anche di una vigilia vissuta a metà tra tranquillità e agitazione. «La tranquillità me la danno i giocatori. Dopo Cesena erano consapevoli di aver fatto un bel punto con lo Spezia ma di non aver giocato una buona partita. Questo mi da l'energia e la fiducia di affrontare questa maratona che è la Serie B nella maniera giusta. Sapevamo che questo non era un percorso semplice. Vogliamo però mettere tutti i punti nella linea giusta per dare soddisfazioni al club e ai tifosi. L'agitazione ovviamente c'è, perché vivo di partite e di emozioni. Non vedo l'ora di giocare. Senza un minimo di agitazione non si può fare questo lavoro».
Le scelte in mezzo
In Nazionale Nagy continua a offrire prestazioni di alto livello. Come mai viene utilizzato così poco in nerazzurro? «Nagy è importante per noi e anche se l'ho fatto giocare poco si allena sempre nel modo giusto. Contro lo Spezia avevo pensato di schierarlo perché lo avevo visto molto motivato. In generale ho fatto delle scelte perché a centrocampo ci sono tanti giocatori importanti. Faccio l'allenatore a volte scelgo bene, altre male. Nessuno ha messo Nagy fuori dai giochi, fa parte di quei quattro cinque centrocampisti che abbiamo e sono di un ottimo livello». A un Nagy che trova poco spazio fa da contraltare un Piccinini che anche oggi ha buone chance di partire titolare. «Quella di Piccinini è una bella storia perché inizialmente non doveva far parte di questa rosa. Siamo stati onesti anche con lui fin dall'inizio. Poi succede che il ragazzo si allena bene e inizia ad andare forte. La fame conta. Correre più del compagno o dell'avversario conta così come conta giocare bene. Quando ci siamo resi conto che ci dava delle garanzie non vedo perché non dovevamo metterlo in campo. È una storia che prendo ad esempio. Il nome e il cognome conta fino a un certo punto».
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