Il Pisa si prende un’aspirina
Il pari a reti bianche con lo Spezia non è la cura ma può servire a cercarla con più calma. A Cesena un’altra prova non brillante, un legno per parte e tanto nervosismo nel finale
CESENA. Se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico. La frase è attribuita a Giulio Cesare e proprio dalle parti del Rubicone, fiume che l’allora generale attraversò con il suo esercito marciando su Roma per iniziare a creare l’impero, il Pisa la fa propria. Con lo Spezia, infatti, non passa il corso d’acqua ma neanche ci affoga in mezzo. E, di fatto, si prende almeno un’aspirina. Che non sarà un medicinale salvavita, e manco miracoloso, ma almeno abbassa la febbre.
Traduzione: è un nerazzurro ancora opaco, quello dello 0-0 che matura all’Orogel-Mannuzzi, non altezza di ambizioni e potenziale. Ma il punto serve per arrivare meglio, o comunque meno peggio, alla sosta e ora Alberto Aquilani ha un po’ di tempo per sistemare qualcosa. Contro i liguri, intanto, lui e i suoi giovanotti preferiscono badare al sodo. Una linea chiara sia per le scelte iniziali, dettata da tanti problemi e acciacchi, sia per l'approccio fin troppo guardingo. Il tecnico, infatti, sgancia Caracciolo, Piccinini, Barberis e Torregrossa dal via sceglieno una sorta di 3-4-2-1 che diventa 5-3-1-1 in fase di non possesso. Cosa che capita spesso, nel primo scorcio del match, perché i bianconeri del fucecchiese Alvini (per loro l’abito scelto è il 3-4-1-2) hanno un impatto migliore sul match. Tanto che già al 2’ il più giovane dei fratelli Esposito in campo, Pio Francesco, brucia la difesa nerazzurra, arriva per primo su un palla messa sopra la linea da Nikolau e centra la traversa. Il pericolo corso sembra aumentare i timori del Pisa, che si difende quasi ad altranza. E rompere il sortilegio si pensa Torregrossa, che al 27’ piazza una giocata magistrale che innesca una bella ripartenza: la conclude Esteves, con un destro che bacia il palo lungo della porta di Zoet. Insomma, è sempre lo Spezia a provarci di più ma ora c’è anche il Pisa. Che tiene più alta la linea difensiva e concede meno campo ai liguri, anche se la frazione si chiude con altro lavoro per Nicolas.
La ripresa, invece, si apre con gli stessi protagonisti ma a parti quasi invertite. Sono i nerazzurri, infatti, a impattare meglio e a costruire un’occasionissima in avvio. Al 3’, quando Piccinini svetta e innesca Torregrossa che s’infila bene nella difesa spezzina ma poi scarica addosso a Zoet. Lo Spezia, però, non ci sta e tra l’8’ e l’11’ chiama in causa ancora Nicolas con la testa di Salvatore Esposito prima, una sberla di Antonucci poi e infine un tocco in mischia di Pio Esposito. La partita resta aperta e tirata, insomma, seppur povera di contenuti tecnici. E all’andazzo si adegua anche la “squadra” arbitrale che al 12’ s’inventa una roba mai (o almeno raramente) vista: Elisa stende Beruatto lanciato verso la porta dal solito Torregrossa, l’arbitro Doveri fischia la punizione dal limite e ammonisce il giocatore. Torna in mente l’espulsione di Leverbe col Parma e quando l’addetto al Var, Marini, richiama al video il direttore di gara ti aspetti che il cartellino giallo diventi rossi. E, invece, l’arbitro torna sui suoi passi: niente punizione, niente ammonizione.
L’episodio apre il valzer della sostituzioni con cui sia Aquilani che Alvini provano a ridare sprint alle rispettive squadre. I nerazzurri (con Mlakar e Valoti per Torregrossa ed Esteves) passano al 3-5-2 (Marin va sulla destra, Piccinini in mediana) ma è l’ingresso del ligure Verde a cambiare di nuovo la partita. Nel modo peggiore, però, perché al 44’ innesca, dal nulla, una mischia spingendo Beruatto, che poi viene colpito al volto da un oggetto lanciato dalla vicina tribuna (occupata dagli ultras spezzini). Da lì in poi sono tutti falli, cambi e ammonizioni. Con un recupero che arriva a 12’30” e un “premio speciale” per Ekdal: dentro al 51’, espulso al 54’ per un fallo di reazione su Calabresi (anche lui da poco in campo insieme a Veloso e dopo Lisandru Tramoni).
Più calcioni che calcio, insomma, e basta così. Non è molto, è vero, ma è comunque meglio di niente.
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