Italia
Pisa, il momento della squadra come in un proverbio turco. Ma questa rosa può sbocciare
Cosa raccontano provvedimenti disciplinari e finali amari
Secondo un antico proverbio turco l’uomo è più duro del ferro e più solido della roccia, ma più fragile di una rosa. Una massima che calza a pennello per il Pisa e per il complicato momento che sta vivendo.
Sì, complicato. Nel senso che è proprio complesso visto che sono tante le componenti che hanno portato a una situazione, quella attuale, che non è drammatica (ed è bene ricordarlo e ricordarselo) ma neanche vicina alle più rosee aspettative. Il pit stop previsto per la prossima settimana, con la sosta del campionato, sarà il momento per provare a tracciare un primo bilancio, ma il cammino fin qui consumato alcune cose le ha già dette. Ad esempio che questa squadra non è una Ferrari, come qualcuno ipotizzava, ma neanche un catorcio da rottamare. Ci sono cose (tante) da sistemare, questo sì. In parte andavano messe nel conto, perché quando inneschi una rivoluzione copernicana (in senso letterale: svolta nella concezione dell'universo) come quella progettata e attuata dai nerazzurri è normale che sia così, ma in parte no.
Questo secondo aspetto, ecco il riferimento al proverbio turco, è raccontato da due dati che accompagnano il viaggio dei nerazzurri: nelle 7 gare di campionato consumate il Pisa ha chiuso 4 volte con l’uomo in meno (e 3 di questi casi ha giocato in inferiorità più di metà del match); nelle 3 volte che si è esibito sul terreno che sulla carta dovrebbe essere amico ha sempre (sì, sempre) incassato gol pesanti nell’extra-time. È successo nella prima col Parma e nell’ultima col Cosenza ma anche nel pari col Bari. Nei primi casi con due aggravanti: sono maturate altrettante sconfitte e la beffa è arrivata poco minuti dopo che era arrivato un pareggio faticosamente inseguito.
Mancherebbe il terzo indizio per fare la prova, è vero, ma i due citati sono sufficienti ad evidenziare la fragilità della squadra. Fisica, probabilmente a causa dei tanti infortuni e contrattempi capitati, ma anche mentale. Ed è su quest’ultima che ora tecnico ma anche società devono intervenire. Ma, in qualche misura, riguarda anche l’esterno. Cioè i tifosi, il popolo dell’Arena. Dove la Curva nord, che quando deve farsi sentire lo fa solo alla fine, è l’esempio da seguire. Col Cosenza, invece, i mugugni della Tribuna di sicuro non hanno aiutato Tommaso Barbieri. Certo chi paga il biglietto ha il diritto di far sentire approvazione ma anche disapprovazione. E il difensore è un professionista, ci mancherebbe, che deve mettere in conto pure i fischi, ma è pure un ragazzo che ha compiuto 21 anni lo scorso 26 agosto, che è al primo anno coi grandi e, quindi, ha il diritto di sbagliare. Una giocata ma anche una o più partite.
La sua situazione, alla fine, somiglia tanto a quella del Pisa: le premesse per divertirsi e divertire ci sono, non è detto che succeda ma il potenziale è un seme. Ora servono tempo, attenzioni e tanta cura per far sbocciare la rosa.
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