Il Tirreno

Pisa

Il commento.

Pisa, tutte quelle buone sensazioni non sono lacrime nella pioggia

di David Biuzzi
Pisa, tutte quelle buone sensazioni non sono lacrime nella pioggia<br>

C’è bisogno di tempo e serve riempirlo bene

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Sul sacro altare della rivoluzione qualche sacrificio è necessario. Ce lo dice la storia e il discorso vale anche quando si parla di calcio e non di un movimento con il quale si instaura un nuovo ordine sociale o politico

Il Pisa la sua riforma l’ha vissuta e la sta vivendo in questi mesi, con un cambio della guardia in panchina (timone di domani dalle mani di Luca D’Angelo a quelle di Alberto Aquilani) e con un mercato (quello appena concluso) che ha riguardato oltre 30 giocatori (ma le operazioni sono stati anche di più) tra entrate e uscite. Un rinnovamento profondo e coraggioso che avrebbe avuto bisogno di due compagni di viaggio che invece, per causa di forza maggiore, non si sono visti: fortuna e tempo.

Non sono alibi, i nerazzurri non siedono sul banco degli imputati e dunque non ne hanno bisogno, ma dati di fatto. Nel primo caso, la sorte, si dice che aiuti gli audaci ma gli infortuni gravi (Matteo Tramoni e Gliozzi sono i ferri) e meno gravi (da Caracciolo a Torregrossa passando per Touré) in realtà hanno ostacolato il lavoro costringendo allenatore e gruppo a dover gestire finora un’emergenza quasi sistematica. Il periodo che sarebbe dovuto servire alla costruzione, dunque, si è dilatato. E si è allungato ulteriormente dato che il (buon) lavoro di quantità e di quantità dei direttori Giovanni Corrado e Stefano Stefanelli ha prodotto, gioco forza, l’arrivo agli spicciolata di tanti dei nuovi interpreti.

Al netto degli errori dei singoli, che pure in queste gare ci sono stati, e di un modo di interpretare le partite non sempre equilibrato, dunque, sembrano più che altro questi i punti deboli che hanno prodotto le ultime due sconfitte. Il che, tradotto, significa che non è il caso di gettare il cappello per aria. Intanto perché la corsa è appena iniziata e le tappe da consumare sono ancora 36, ma soprattutto perché le buone sensazioni destate al debutto sul campo della Sampdoria, il sacco di Genova, non si sono disperse nella pioggia come le lacrime del replicante Roy Batty in Blade Runner.

No, la base c’è. Il punto di partenza era e resta buono. E se sulla fortuna è difficile intervenire, il tempo gioca a favore di Alberto Aquilani e dei suoi giovanotti. “Essere e Tempo”, proprio come nell'opera principale di Martin Heidegger, filosofo tedesco e padre del pensiero moderno. Sì, per essere al vero Pisa serve tempo, pazienza. E, ovviamente, continuare a lavorare sodo. Chi ha fretta, chi pensa che basti qualche buon acquisto per vincere sempre, per vincerle tutte, può spostare l’attenzione sul Manchester City, il Psg o magari qualcuna delle ricche e “pigliatutto” squadre arabe.

Il Pisa, insomma, ora ha bisogno di lavorare. Di lavorare tanto e di farlo bene. Perché, come insegna Albert Einstein, il tempo è relativo e il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando...

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