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Pisa, dall’amore dei tifosi alla lezione di Einstein

di David Biuzzi
Pisa, dall’amore dei tifosi alla lezione di Einstein

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi

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Con il mercato ancora aperto (ieri è arrivato Barberis, oggi sarà la volta di Valoti e da domani toccherà ad altri ancora) e il campionato, quello dei nerazzurri, che deve ancora cominciare sono infiniti gli scenari, infinite le storie che il Pisa può scrivere nel suo romanzo calcistico edizione 2023/2024.

Le pagine sono lì davanti, tutte bianche, tutte da riempire. Eppure il rito di passaggio della presentazione, consumato all’Arena con 4.000 cuori nerazzurri, qualcosa già racconta. Dice, ad esempio, che Alberto Aquilani e i suoi giovanotti possono ripartire da una base solida, sicura. Il proprio tifo, il proprio popolo. Già, la gente nerazzurra c’era, c’è e ci sarà. E mica è poco. Anzi. In questo senso, però, bisogna essere chiari: non si tratta della piazza (intesa come bacino di utenza) più numerosa della Serie B, non avrà il record di presenze, non quello degli abbonati. Ad oggi, in effetti, in quest’ultima parziale classifica la poltrona occupata è intorno all’8° posto, con oltre 5.000 fidelizzati che sono già lontani dai quasi 16.000 (numero, ovviamente, irraggiungibile) della Sampdora, dai 10.000 e passa del Palermo e certamente anche dai più di 8.000 del Bari. Sono solo numeri, però, e quindi freddi per definizione. E a livello di affetto, calore e colore la gente di Pisa non è seconda a nessuno. Né in questo contesto né al piano superiore. Lo dicono la massiccia presenza di ieri, il caldo (in tutti i sensi) abbraccio che è stato regalato alla squadra in vista dell’avvio della nuova avventura.

Un abbraccio che ora andrà ricambiato. O meglio ancora onorato. Coi fatti. Che non vuole dire con i successi, o almeno non solo. Anche se la palla ancora non sta rotolando, in effetti, pensare che il Pisa possa sempre e solo vincere è, ovviamente, pura follia. Ma chiedere di provarci sempre, di dare il massimo in ogni occasione, no. Questo è lecito. Gente che lotta. È quello che da sempre chiedono non solo la Curva (che lo fa spesso a gran voce e con striscioni tanto eloquenti quanto evidenti) ma in generale i tifosi dell’Arena. È questo che Aquilani e i suoi devono impegnarsi a fare. A partire da venerdì sera, quando Marassi sarà il teatro (d’eccezione) del primo atto e in tutte le altre 37 (e, forse, passa) partite.

In questo senso, bisogna essere onesti, l’amara coda del finale dell’ultima corsa, ovvero la scorsa stagione, un po’ di amaro in bocca lo ha lasciato. Ma ora si riparte, con un nuovo condottiero, con nuovi interpreti, con una diversa filosofia di gioco (non è detto che sia migliore o peggiore della precedente, ma di sicuramente è differente). Cinture allacciate, dunque, perché la giostra ora sta davvero per partire e il primo giro potrà e dovrà già regalare le prime indicazioni.

Partendo, magari, da una delle tante lezioni regalate al mondo dal genio di Albert Einstein, padre della relatività e non solo quella: «Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi».

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