Il Tirreno

Pisa

Ora bisogna provare a rubare il vento a un aquilone per riuscire a tornare di nuovo dall’incubo al sogno

di David Biuzzi
Ora bisogna provare a rubare il vento a un aquilone per riuscire a tornare di nuovo dall’incubo al sogno

Il punto Si può fare, va fatto. Come insegnano le parole dell’immenso Muhammad Ali. La crisi totale e i numeri dicono che è tutto sfumato, ma provarci è senz’altro un obbligo

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Sono bastati meno di 50 giorni. Mica una vita ma 48 maledetti giorni per buttare via il lavoro di mesi.

Già. Tanti ne sono passati dal giorno della vittoria (l’ultima) sul Benevento, era il 18 marzo scorso, alla fragorosa caduta di sabato scorso col Frosinone che ha estromesso per la prima volta dopo mesi i nerazzurri dai playoff. Una crisi in cui il Pisa è precipitato principalmente (anche se non esclusivamente) per demeriti propri e che si è fatta più grave e pesante partita dopo partita, probabilmente giorno dopo giorno. Tanto da sembrare, ora, totale. Nel senso che i problemi riguardano un po’ tutto e tutti.

Certo, quello mentale denunciato a più riprese sia dal tecnico Luca D’Angelo che dai direttori Giovanni Corrado e Claudio Chiellini è probabilmente quello principale. Ma ora, purtroppo, gli aspetti tecnici, tattici e fisici non sono da meno. Camminando verso il suo sogno, in sostanza, il Pisa si è trovato (e si trova) dentro un incubo. O qualcosa che le somiglia fin troppo.

Eppure non è finita. No, non lo è. Di giorni alla fine, cioè alla sfida con la Spal che chiuderà un campionato fin troppo complicato, ne mancano ancora 10. Sono 240 ore, in sostanza, e i nerazzurri devono viverle al massimo. Dando il massimo per ottenere il massimo. Prima degli estensi c’è da affrontare il Brescia e se la matematica oggi dice che due vittorie potrebbero non bastare (allo stato attuale sarebbe l’Ascoli ad andare agli spareggi), la logica e l’analisi delle quasi infinite possibilità di un finale di stagione più pazzo e convulso che mai, la logica suggerisce che prendendosi 6 punti difficilmente i nerazzurri resterebbero fuori dal mini-torneo che decreterà chi accompagnerà Frosinone e Genoa al tavolo delle grandi. Si può fare, insomma. E il solo fatto che ci sia uno spiraglio di luce in un momento così buio implica l’assoluto obbligo di provarci. Con tutte le forse rimaste e anche con quelle che ora sembrano proprio non esserci. Magari spingendosi fino a rubare il vento a un aquilone come canta Gerardina Trovato in una canzone di 30 anni fa che, non a caso, s’intitola “Sognare sognare”.

Non è facile né semplice, vero. Ma la spinta può arrivare dai tifosi, dal popolo nerazzurro. Che non si arrende mai, che lotta e canta ancora più forte tutte le volte che serve. Che lascia andare i fischi che ha in corpo e nella mente solo a partita finita. Che anche quando comincia a far sentire il suo disappunto («Noi vogliamo gente che lotta», «Mister facci entra’ giocano gli ultrà») lo fa indicando una strada. Si può ancora fare e si deve fare, insomma. Perché è già stato fatto solo pochi mesi fa (vittorie in serie con Brescia e Spal a dicembre). Perché come hanno insegnato le parole e la vita di Muhammad Alì, leggenda dello sport e non solo, dentro un ring o fuori non c’è niente di male a cadere; è sbagliato rimanere a terra.

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