Sicurezza
Il Pisa è in una buca profonda
La sconfitta con il già promosso Frosinone acuisce la crisi e costa il posto playoff. L’involuzione della squadra ora sembra totale: tecnica, tattica, fisica e mentale
PISA. Finisce come tante altre volte, all’Arena: con la squadra sotto la curva. Stavolta, però, ci va a prendersi i fischi. Che, purtroppo, ci stanno tutti. È sempre più profonda, oscura e minacciosa, infatti, la buca in cui i nerazzurri sono finiti dentro da 50 giorni (51 con quello di oggi). Cioè dal giorno della vittoria sul Benevento. Era il 16 marzo, calcisticamente parlando una vita fa. Da allora 1 pari (col Cagliari) e 5 sconfitte 5. E l’ultima, quella col Frosinone, che fa molto male.
Sì, perché i già promossi ciociari fanno praticamente il minimo sindacale per prendersi la partita. Il resto sono un pizzico di sfortuna, fotografata dalla deviazione di Rus in occasione del pari degli ospiti, e tanti demeriti. Ma proprio tanti. Coinvolgono un po’ tutti gli attori, protagonisti e non, escluso i soliti impagabili tifosi che resistono il più possibile provando a sostenere e spingere il più possibile la truppa. Almeno fino al tris di Caso, seguito da un coro («Mister facci entra’, giocano gli ultrà») e dell’evocazione di Romeo (Anconetani) che sono un segnale forte almeno quanto i fischi che seguono i tre di fine ostilità dell’arbitro Cosso.
Tolto il popolo dell’Arena, però, il panorama è davvero a tinte fosche. L’involuzione, che non è iniziata ieri, si sta mangiando un po’ tutto, come uno sciame di termiti che “attacca” il legno. Compresa, ovviamente, la classifica. Perché il posto nei playoff oggi non c’è più (8° è l’Ascoli) e gli ultimi 180 minuti di campionato (a Brescia e con la Spal) saranno due battaglie.
Il vero problema, però, è che il Pisa deve voltare pagina per poterle affrontare degnamente. Col Frosinone, infatti, i problemi che si registrano sono tecnici (troppi errori), tattici (troppi cambiamenti), fisici (pur senza spingere i ciociari ne hanno di più) e ovviamente mentali. I fantasmi, infatti, vengono e galla e prendono il sopravvento nonostante il miglior avvio possibile. Dopo 49 secondi netti, infatti, i nerazzurri sono avanti con Sibilli che sfonda a destra e crossa e Gliozzi che infila Turati girandola dentro al volo. Il passaggio al 4-4-2 pensato, voluto e attuato da D’Angelo, dunque, regala subito frutti gustosi. Nel sistema (che diventa 3-5-2 in fase di possesso) è proprio Sibilli a prendersi la corsia di destra, Gargiulo quella di sinistra. Davanti ci sono Gliozzi e Masucci, dietro non Barba ma Rus con Hermannsson terzino. Non è una cattiva idea ripartire dalle cose più semplici (come appunto lo scherma 4-4-2) in un periodo già opaco, ma alla lunga la mancanza di esterni di ruolo pesa, così come il ripescaggio di alcuni singoli che ultimamente si erano visti poco, almeno nell’undici iniziale. È il caso di Rus, sciagurato protagonista di tutte e tre le reti del Frosinone, che al 32’ è addirittura decisivo per riportare un Frosinone tutt’altro che agguerrito dentro il match con la deviazione decisiva per trasformare il tiraccio di Garritano nel pareggio. L’azione nasce da un cross dalla zona di campo affidata al presidio di Gargiulo esattamente come accade per la rete del sorpasso, al 7’ della ripresa, con Rohden a metterla dentro, ancora Rus a farsi sovrastare da Borrelli e la colposa complicità di Nicolas (uno che sbaglia più o meno una volta ogni 6 mesi) sul tutt’altro che portentoso colpo di testa dell’attaccante gialloblù. Lo svantaggio provoca la reazione immediata del pubblico, che alza il volume e incita a più non posso, e anche quella della squadra. D’Angelo aumenta il peso offensivo del 4-4-2 sganciando prima Moreo e Morutan, poi Torregrossa ed Esteves. Premono, i nerazzurri, e la occasioni non mancano. Quasi colossale quella di Moreo al 28’, ma il suo tentativo di lob finisce proprio addosso a Turati. Non è neanche fortunato, insomma, il Pisa. Che però continua anche a farsi male da solo visto che al 32’ un brutto passaggio di Rus e una non certo migliore lettura e gestione della situazione di Marin portano Caso davanti a Nicolas e al tris.
Eh sì, la buca del Pisa è sempre più profonda.
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