Gioco
Pisa, lo insegna sant’Agostino: l’orgoglio a volte può tradire
Il punto Lucidità e umiltà sono componenti da non perdere
La grandezza dell'uomo non consiste nell'essere felice, ma nell'essere consapevole, lucido. Lo ha certificato una ventina di anni fa lo storico francese Georges Minois nella sua “Storia del mal di vivere”. Ed è proprio quel tipo di grandezza, alla lucidità, che deve rincorrere il Pisa.
Già, ultimamente non è stata una fedele compagna di viaggio. C’era, e i frutti si sono visti, in occasione della sfida interna con il Benevento, ma prima (Modena) e dopo (Cosenza) non ha accompagnato il Pisa nelle sue trasferte. Così sono maturate due sconfitte neanche meritate, ma cocenti. Sarebbe bastata un po’ più di lucidità, appunto, per evitarle. Invece in entrambi i casi è come se i nerazzurri fossero stati vittime di un proprio pregio, l’orgoglio, prima ancora che degli avversari. Già, perché questo gruppo non accetta mai di perdersi come le lacrime nella pioggia di Blade Runner. No, si batte e si sbatte sempre al massimo per uscire dal campo con qualcosa in mano. Senza dubbio è una dote, una grande dote, ma da sola non basta e qualche volta, anzi, produce pure dei danni. Gettare nella mischia l’intera batteria di attaccanti per inseguire il risultato, infatti, ha finito per agevolare il compito degli altri tanto al Braglia quando al San Vito-Marulla. Le vie del gol, d’altra parte, sono un po’ come quelle divine, ovvero infinite. Ma intasarle e scapito dei rifornimenti spesso non è una buona idea, soprattutto quando la triplice fischio manca qualcosa di più di uno spezzone di partita.
Nelle ultime settimane, infatti, Luca D’Angelo e i suoi ci hanno sbattuto la testa due volte. Il tecnico perché quelle decisioni le ha prese, i giocatori perché comunque hanno interpretato male sia la partita che il compito da svolgere. Anche a Cosenza, infatti, in troppi hanno provato a rimetterla in piedi, cioè pareggiarla, mettendosi in proprio, cercando giocate troppo complicate e posizioni di campo dove il traffico era già da bollino rosso. Ma aggiungere confusione alla confusione, però, genera una cosa sola: il caos.
Dal quale, ovviamente, sono emerse alcune eccezioni. Una, assai piacevole, è quella di Emanuele Zuelli: il ragazzo (classe 2001) ha debuttato in un momento complicatissimo ma a differenze di (tanti) altri ci ha messo lucidità (di pensiero) e semplicità (nelle giocate). Componenti di cui il Pisa avrà bisogno anche nel prossimo futuro, perché i giochi sono ancora aperti e l’orgoglio da solo può non bastare.
O addirittura fare male. Perché come diceva Aurelio Agostino d’Ippona, sant’Agostino, è stato l'orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l'umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
