Il Tirreno

Pisa

Pisa si coccola il trasformista

di David Biuzzi
 Pisa si coccola il trasformista

Nel calcio senza etichette di D’Angelo la duttilità di Moreo è un’arma preziosissima. Non è un attaccante che sfonda le porte ma il gol contro il Benevento lo ha sblocc

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PISA. In politica si chiamava e si chiama trasformismo. Una lunga stagione mai conclusa e inaugurata dallo statista Agostino Depretis negli anni successivi al 1880. Si tratta, in sostanza, di una prassi di governo fondata sulla ricerca di una maggioranza con accordi e concessioni a gruppi politici diversi ma anche a singoli esponenti di un partito avversario per impedire il formarsi di una vera opposizione.

Nel calcio, più prosaicamente, è la capacità di cambiare in corsa, adattarsi alle situazioni di campo e alle contingenze di una partita per sfruttare al meglio possibilità e qualità. In pratica quello che il Pisa fa spesso e volentieri, almeno con Luca D’Angelo al timone di comando, e che ha dato frutti succosi nella sfida contro il Benevento. Dote non per tutti. Perché servono organizzazione e preparazione, oltre che una visione, ma anche gli interpreti giusti. In nerazzurro non mancano e, in questo senso, l’ultimo mercato, quello di gennaio, ne ha portato un altro niente male. Si chiama Stefano Moreo, di professione attaccante ma non esattamente uno “sfondaporte”. Di gol in 10 anni di carriera (debutto da professionista nel 2013/2014 con la Virtus Entella in Prima divisione) ne ha segnati 62, roba da fare il solletico al “mostro” Erling Braut Haaland, e in doppia cifra e andato nel 2016/2017 (10 squilli in Lega Pro col Venezia) e la scorsa stagione (10 in B col Brescia, ma contando anche il punto segnato nei playoff al Monza). E anche con il Pisa un po’ di tempo (9 partite, anche se non intere) lo ha impiegato per sbloccarsi. Ma la prepotente zuccata che ha stappato la sfida col Benevento può averlo sbloccato e, soprattutto, è la copertina di un libro che di sostanza ne ha e ne aveva già molta.

Moreo, infatti, è uno di quei rari attaccanti che corre, si batte e si sbatte come un centrocampista. Un generoso, insomma. Etichetta che di solito ha un’accezione non del tutto positiva ma che in quello del quasi 30enne (compleanno il prossimo 30 giugno) non è così. Nel trasformismo in salsa nerazzurra, infatti, uno come lui ci va a nozze. E, non a caso, proprio il tecnico D’Angelo, gol o non gol, ha sempre avuto parole di elogio per un giocatore che lui e il Pisa inseguivano da anni (almeno dall’estate 2020, quando fu vanamente chiesto all’Empoli dove allora militava) e che ha preso il 20 gennaio scorso, per 2 milioni, dal Brescia. Da allora ha collezionato 10 gettoni debuttando subito (21 gennaio) a Como e giocando sempre. Per l’esattezza giocando 569 minuti (recuperi esclusi), quindi abbondantemente più della metà dei 900 complessivi a disposizione. Dato mica banale, visto che il tecnico là davanti vuole sempre freschezza e i suoi effettivi (grazie a una batteria di prim’ordine) in corso d’opera li gira come una trottola.

Ma pochi, come Moreo, sanno e possono coprire diversi ruoli. Dal suo arrivo, in effetti, ha già giocato prima punta, seconda punta e mezza punta (con o senza compagnia). Non garantirà i gol del fenomeno norvegese del Manchest City, insomma, ma nel Pisa senza etichette (ovvero un modulo fisso) un trasformista come Moreo è sempre preziosissimo.


 

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