Lutto
Pisa, il sottile confine tra sognare e illudersi: quanto conta il fattore psicologico
Quella di mister D’Angelo è una squadra forte. Con le qualità e la quantità per colpire in qualsiasi momento e fare male a ogni avversario. Ma i rischi sono sempre dietro l’angolo
Avere un sogno, inseguirlo e cullarlo, ma senza illusioni. Eccola la strada del Pisa. È stata tracciata in maniera netta e chiara nell’ultima esibizione, quella contro il Benevento all’Arena e ora da seguire per altri 720 minuti (anzi persino di più, considerando i vari recuperi).
A otto curve (giornate) dallo striscione d’arrivo (fine della stagione regolare), insomma, quello che è successo contro i sanniti sabato 18 marzo ha confermato che i nerazzurri possono dire la loro sempre e contro chiunque. A patto di non esagerare, di non farsi prendere la mano e di perdersi a caccia di quel “tutto e subito” che spesso è sinonimo di niente. Come successo a Modena, di recente, e come la storia del pensiero insegna da sempre: è perverso comunque tutto ciò che è troppo, teorizzava già duemila anni fa Seneca il giovane, filosofo e politico romano. E il grande merito dei nerazzurri, nell’ultima uscita, è stato proprio quello di evitare il troppo, le esagerazioni. Quelle che trasformano i sogni in illusioni, appunto, facendo diventare inevitabile la caduta, il fallimento.
In questo senso si è dimostrato un maestro Luca D’Angelo. Che ha imparato in fretta la lezione del Braglia preparando e portando avanti un piano-gara decisamente diverso. Cioè cercando di limitare i problemi e inseguendo la via del gol con pazienza. Che, non a caso, è la virtù dei forti. E sempre non a caso il Pisa è una squadra forte. Con le qualità (tecnica) e la quantità (profondità della rosa) per colpire in qualsiasi momento. Esattamente come accaduto con il Benevento, dopo una prima parte (mezzora abbandonante) complicata, difficile. Poi un lampo, un’azione costruita bene e conclusa ancora meglio, ha messo la partita sui binari giusti. Ottima, dunque, la scelta di tenere più bassi sia Touré che Morutan, di serrare le file non solo per proteggersi ma anche per avere di fronte lo spazio necessario per affondare.
Il definitivo passaggio al 3-4-2-1 di inizio ripresa (cioè non appena gli avversari hanno provato ad aumentare il peso offensivo) ha fatto il resto. E la cosa più importante, come accennato, è che il copione recitato sabato scorso può e deve tornare utile anche nel futuro prossimo e non. Nelle restanti gare di campionato per consolidare e migliorare una classifica già buona, certo, ma anche per i probabili spareggi. Quelli che valgono un sogno, appunto, e non un’illusione.
Ora, intanto, c’è la sosta. E il fatto che tanti giocatori (6, forse 7 con Hermannsson) lasciando il nido è l’unica ombra che accompagna questo inizio settimana. Anzi no, c’è anche l’infortunio (da valutare) di Touré. Distrazioni che non devono però far perdere la strada giusta. Perché, come dice il filosofo cinese Confucio, la via non può essere lasciata un solo istante; se potessimo lasciarla, non sarebbe la via.
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