Il Tirreno

Pisa

Riflessioni in nerazzurro

“Shortare”, la parola che descrive il momento del Pisa

di David Biuzzi
“Shortare”, la parola che descrive il momento del Pisa

Dal piano alla Churchill all’atto d’onestà di fine gara. Del resto è proprio così che si può costruire una grande impresa

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Gli squali di Wall Street, cioè i professionisti della speculazione, lo chiamano “shortare”. Significa, in soldoni, vendere allo scoperto. Ovvero cedere azioni di società, fondi o quant’altro, che in realtà non si posseggono. Il gioco è far abbassare il prezzo, poi acquistarne quando crolla del tutto per mettersi in saccoccia la differenza. Bene, ci ha provato anche il Pisa di Luca D’Angelo a “shortare”. Ovvero, come si diceva una volta e prima dall’avvento della finanza, ha cercato di vendere la pelle dell’orso prima ancora di averlo ucciso. Non è bastato, però, per avere ragione del Palermo. Anzi, l’azzardo è costato una quasi-sconfitta visto l’andamento del match e lo squillo di Sibilli arrivato proprio sui titoli di coda. Eppure, sia chiaro, l’azzardo del tecnico un senso ce l’ha.ù

Dall’inizio del 2023, infatti, all’Arena i nerazzurri si sono presi solo una gara diventata folle (causa arbitraggio di Santoro) contro il Perugia, riagguantando anche il Venezia ma lasciando il banco sia a Cittadella che a SudTirol. Insomma, provare a fare qualcosa di diverso, dopo il sacco di Parma, ci stava. E il 4-3-1-2 proposto in avvio dal condottiero era tutto meno che fuori da ogni logica. Perché Moreo, ad esempio, da trequartista ha vinto un campionato (con l’Empoli) e in generale l’idea di prendersi subito in mano il match mica era (e nemmeno è) un delitto. Peccato che la buone intenzioni (tante) si sono poi scontrate con una realtà più cruda (e dura) del previsto. Per meriti altrui, perché i rosanero hanno sicuramente giocato un’ottima partita, ma anche per demeriti propri. Al netto di posizioni da occupare e interpretazioni da dare alla partita, infatti, nel Pisa più di un singolo di è espresso sottotono. Da Mastinu (in giornata no) a Touré (che ha faticato a trovare la posizione giocando spesso troppo alto, quasi schiacciato sulla linea degli attaccanti) passando per Torregrossa (che della truppa era e resta l’uomo in più, ma forse non è, o era, ancora pronto per giocare una gara dal via). Capita, è capitato. Ma questo non significa che provare un approccio diverso sia un peccato capitale da non ripetere. Sir Winston Churchill, uno che di strategia se ne intendeva talmente tanto da diventare uno dei veri eroi della seconda guerra mondiale, diceva: «Punta più di quanto tu possa permetterti di perdere e imparerai il gioco». E magari ora il Pisa avrà già imparato fin dove può osare. Di sicuro, in questo senso, è più che incoraggiante quello che D’Angelo ha detto a bocce ferme, dopo l-1.-1 col Palermo di sabato 5 marzo: si è assunto le responsabilità, preso le colpe di quello che non ha funzionato. Esercizio tanto raro, nel mondo del calcio, da sfiorare l’unico. Chapeau, mister. E non solo per gli ottimi numeri. È proprio così che si può costruire una grande impresa.

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