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Pisa, senza Torregrossa vincere all’Arena è diventata una missione impossibile

di Massimo Berutto
Bomber Ernesto Torregrossa
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Bomber Ernesto Torregrossa

La prolungata assenza del compagno di reparto sta penalizzando anche Gliozzi

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PISA.  I nerazzurri si sono inceppati all’Arena Garibaldi. Dopo la sconfitta interna con il Cittadella l’amaro bis in Pisa-Sudtirol. Il crollo dopo aver toccato il punto più alto strapazzando il Brescia con una prestazione quasi perfetta, seguita per la prima (e finora unica) volta da una seconda vittoria consecutiva, a Ferrara. La partita con le rondinelle lombarde, la quinta vinta di fila sul campo amico, è datata 17 dicembre, oltre un mese e mezzo fa.

Non l’altro ieri, ma neanche così lontano nel tempo. Cosa è cambiato da allora a ora? Sicuramente balza all’occhio la mancanza di Ernesto Torregrossa. Senza l’ex doriano (appena riscattato dal Pisa e ancora in infermeria) il team nerazzurro non ha vinto un solo incontro all’Arena Garibaldi e nel proprio stadio ha ottenuto solo il pari a occhiali con il Parma. È stato lui ad aver firmato il primo punto interno con il gol del 2-2 al Como da subentrato e sempre lui, alzandosi dalla panchina, a produrre una doppietta, un rigore e un assist in occasione del primo successo casalingo sul Modena (4-2).

È stato titolare in occasione dei 3-1 rifilati a Cosenza e Ternana. Dal dischetto ha avviato le successive affermazioni ai danni di Ascoli (2-0) e Brescia (3-0), nel primo caso procurandosi il penalty. Contro le rondinelle funzionò come un orologio svizzero il tridente offensivo con Gliozzi e Morutan.

Sarà un caso, ma senza Torregrossa, che si è infortunato al 22’ del successivo match a Ferrara, Gliozzi non ha più segnato, arrivando a 5 partite di digiuno. In questo frattempo il Pisa ha realizzato solo 4 gol. Si può parlare quindi di un Pisa Torregrossa-dipendente? In parte, come tutte le squadre sono legate ai loro giocatori più importanti, ma non solo. L’assenza del numero 10 si è sommata a quella di Sibilli, lasciando a Morutan il compito di garantire classe e imprevedibilità, in attesa del definitivo inserimento di Moreo e di un ulteriore step di crescita da parte di Matteo Tramoni e del fratello Lisandru.

Può sembrare strano in una partita nella quale il Pisa non ha avuto nulla da difendere già dal 11’, ma nella sfida con il Sudtirol ha inciso molto anche la squalifica di Marin in mediana, perché l’identità dell’undici nerazzurro è nell’assalto delle seconde palle con un trio di incontristi, completato da Nagy e Tourè, e poi nella valorizzazione con la spinta sulle fasce e con la qualità dei tre elementi offensivi. Mai nelle ultime sessioni di mercato il Pisa ha acquistato un regista in grado di far girare palla (l’ultimo è stato Mazzitelli due stagioni fa), quindi il possesso della sfera non può essere nel suo Dna. Inutile arretrare un rifinitore a centrocampo, come accaduto con Morutan. Il Pisa per tornare a vincere in casa (e anche in trasferta) deve recuperare il suo modo di giocare e i suoi migliori interpreti, scelti per quel tipo di calcio.
 

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