Sicurezza
Pisa, sulla via tracciata da Gandhi per evitare di farsi risucchiare
Il punto. Nulla si può ottenere senza sacrificio e coraggio
Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio; se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace; chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince. È, questa, una delle lezioni lasciate al mondo da Mohandas Karamchand Gandhi. Il Mahatma Gandhi, pioniere e teorico della disobbedienza civile che condusse l’India all’Indipendenza.
Predicava la non-violenza, ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità come i Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi. E la disobbedienza civile, attraverso il sacrificio, è la forza che ha permesso al Pisa di riscoprirsi solido proprio quando serviva di più, di uscire indenne da Marassi anche quando, sul campo, è rimasto con un uomo in più. È proprio per questo, essenzialmente per questo, che il pareggio in casa del Genoa ha un peso specifico consistente, maledettamente consistente. Non è una novità, almeno non del tutto, perché il gruppo, questo gruppo, ha sempre dimostrato di avere lo spirito che serve. Può commettere errori, sbagliare anche una partita, ma il modo in cui cerca e insegue sempre il risultato (che spesso, non a caso, poi ottiene) non è mai venuto meno. Proprio come la passione e il colore di un popolo, il pubblico nerazzurro, a cui la Serie A sta persino stretta. E non da ora. I nerazzurri, insomma, non hanno smarrito la strada maestra, la retta via. Certo il bottino del girone di ritorno, ad oggi, non è quello dei migliori. Due punti in tre giornate non bastano ad alimentare le ambizioni. E, infatti, la classifica che il Pisa ora è ai margini delle zona playoff. Ancora dentro i playoff, ma sempre più vicina al confine. Non esattamente il massimo, insomma. Però la prestazione di Genoa è qualcosa di più di un conforto. Il modo in cui la squadra è riuscita a essere tosta e compatta, anche dopo l’espulsione di Marin, la dice lunga. Sacrificio e coraggio, proprio come ha insegnato Gandhi, proprio come bisognerà continuare a fare nelle prossime uscite, a partire da quella di sabato col SudTirol.
La Serie B, d’altra parte, vive sempre e da sempre sul sottile filo dell’equilibrio. E questa edizione del campionato, forse, ancora di più. Basta voltarsi ad osservare quello che è successo nell’ultimo turno, col Perugia che sbanca (con pieno merito) Bari e il Cosenza che stende il Parma. Guai a pensare che ci sia una sola partita facile o scontata, dunque. Ma proprio perché il contesto è questo è necessario anche limitare se non azzerare errori e concessioni. Come è stata, al Ferraris, la cacciata di Marin. Un cartellino rosso severo, perché quel “vaffa” sembrava diretto e rivolto più alla situazione di gioco contingente che non all’arbitro. Il direttore di gara avrebbe dovuto capire il momento, leggere la situazione, e non diventare improvvisamente fiscale. Il gesto, però, c’è stato e poteva costare caro, assai caro. Non ci doveva essere, ma soprattutto non dovrà più esserci.
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