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L'analisi

Eh sì, questo Pisa è tanta roba: la carica del popolo nerazzurro e una squadra che non muore mai

di David Biuzzi
Eh sì, questo Pisa è tanta roba: la carica del popolo nerazzurro e una squadra che non muore mai

Torna a vincere in trasferta portandosi a Ferrara un’abbondante fetta dell’Arena. La Spal stesa da un rabbioso sinistro di Sibilli e dalla conferma della ritrovata solidità

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FERRARA. C’è un antico proverbio che racconta il sacco di Ferrara, l’ennesima impresa di questo fantastico Pisa targato Luca D’Angelo, arrivata nel giorno di Santo Stefano: se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna. Significa che, in modo fatalistico, che se una cosa deve accadere, allora accadrà, anche a costo di stravolgere l’ordine naturale delle cose. Niente di più creativo. E, infatti, accade che i nerazzurri chiudano un 2022 in cui le luci hanno nettamente sovrastato le ombre tornando a vincere in trasferta dopo 86 giorni (a Perugia il primo ottobre). E lo fanno, guarda caso, nel giorno in cui è il Pisa a portarsi dietro una bella e abbondante fetta dell’Arena: cioè oltre 1200 tifosi. Ben 1.213 secondo i dati ufficiali, ma la sensazione è che al Mazza fossero anche di più. Con merito e da squadra matura, da grande squadra. Perché la Spal non è né sembra l’Armata Brancaleone, perché i momenti di sofferenza non mancano (soprattutto nel primo tempo), perché ora non c’è più bisogno degli effetti speciali. No, sotto i lustrini, che comunque ancora affiorano, c’è una ritrovata solidità e l’imbattibilità che ora sfiora i 500 minuti la dice lunga su quello che è oggi la brigata nerazzurra. Tanta roba, cioè.

Lo conferma a Ferrara. Dove inizia la sfida con lo stesso modulo e quasi gli stessi interpreti rispetto al match stravinto col Brescia: l’eccezione è De Vitis al posto di Nagy (che ha avuto problemi fisici in settimana). Anche l’approccio è lo stesso, perché il Pisa parte a mille con una pressione feroce sui portatori di palla avversari e raid quasi rabbiosi in avanti con tanti giocatori pronti a colpire. Un buon inizio, insomma. Solo che sbatte contro l’infortunio di Torregrossa, che al 22’ lascia il posto a Sibilli dopo aver rimediato un colpo a una caviglia, e contro gli avversari. E già, ci sono anche loro. Sono aggressivi e vestiti con il 3-4-2-1 creano problemi soprattutto sulla destra, dove la coppia Maistro-Tripaldelli sfonda anche troppo spesso. Proprio da quelle zolle e su quell’asse, al 41’, nasce l’azione che porta Dickmann al cross e Rabbi al gol. L’attaccante, però, è al di là della linea difensiva (dove Hermannsson e Barba spiccano nell’occasione e in tutta la partita) e il consulto al Var certifica l’irregolarità. Al riposo, dunque, si va a reti bianche, con poche occasioni ma con la certezza che qualcosa possa accadere da un momento all’altro.

Alla ripresa delle ostilità è ancora il Pisa (che ha Esteves al posto di Beruatto, pure lui toccato duro in un contrasto nel primo tempo) a partire meglio. E stavolta il colpo lo piazza. Succede al 9’, quando uno scambio Morutan-Gliozzi-Morutan libera il folletto a destra, il cross è per Marin che viene anticipato da Dickmann, ma sulla palla s’avventa Sibilli che, col sinistro, scarica in rete il vantaggio e la rabbia di chi non segna da 135 giorni (13 agosto, prima di campionato, a Cittadella). È una liberazione per lui e per i nerazzurri. Che poco dopo, al 17’, potrebbero già archiviare la gara. Il già ammonito Murgia, infatti, stende Gliozzi a metà campo e si prendere secondo giallo e conseguente rosso. Sopra di un gol e di un uomo il più sembra fatto. Già, sembra, perché al Pisa che continua immancabilmente a crescere di giornata in giornata manca ancora qualcosa. La capacità di chiudere le partite. Così Gliozzi trova la riposta di Alfonso al 23’ e una manciata di secondi dopo (24’) è colossale l’errore di Morutan che non trova la porta a tu per tu con Alfonso e con Gliozzi accanto. Una delle leggi del calcio vorrebbe che certi sprechi fossero seguiti dalla beffa, ma i nerazzurri concedono le briciole anche dopo il valzer dei cambi: un paio di mischie (Varnier alto di testa al 35’, Proia debole in mischia al 44’) e niente più.

Troppo poco per fermare il Pisa (14 risultati utili consecutivi, 27 punti nelle ultime 13, 5° posto consolidato in classifica). Ci penserà la sosta, ora. Ma l’augurio di fine anno, per nerazzurri e per popolo nerazzurro, non può che essere quello di ritrovarsi così, esattamente così, nel 2023 che già busse alle porte.


 

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