Sicurezza
Eh sì, questo Pisa è tanta roba: la carica del popolo nerazzurro e una squadra che non muore mai
Torna a vincere in trasferta portandosi a Ferrara un’abbondante fetta dell’Arena. La Spal stesa da un rabbioso sinistro di Sibilli e dalla conferma della ritrovata solidità
FERRARA. C’è un antico proverbio che racconta il sacco di Ferrara, l’ennesima impresa di questo fantastico Pisa targato Luca D’Angelo, arrivata nel giorno di Santo Stefano: se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna. Significa che, in modo fatalistico, che se una cosa deve accadere, allora accadrà, anche a costo di stravolgere l’ordine naturale delle cose. Niente di più creativo. E, infatti, accade che i nerazzurri chiudano un 2022 in cui le luci hanno nettamente sovrastato le ombre tornando a vincere in trasferta dopo 86 giorni (a Perugia il primo ottobre). E lo fanno, guarda caso, nel giorno in cui è il Pisa a portarsi dietro una bella e abbondante fetta dell’Arena: cioè oltre 1200 tifosi. Ben 1.213 secondo i dati ufficiali, ma la sensazione è che al Mazza fossero anche di più. Con merito e da squadra matura, da grande squadra. Perché la Spal non è né sembra l’Armata Brancaleone, perché i momenti di sofferenza non mancano (soprattutto nel primo tempo), perché ora non c’è più bisogno degli effetti speciali. No, sotto i lustrini, che comunque ancora affiorano, c’è una ritrovata solidità e l’imbattibilità che ora sfiora i 500 minuti la dice lunga su quello che è oggi la brigata nerazzurra. Tanta roba, cioè.
Lo conferma a Ferrara. Dove inizia la sfida con lo stesso modulo e quasi gli stessi interpreti rispetto al match stravinto col Brescia: l’eccezione è De Vitis al posto di Nagy (che ha avuto problemi fisici in settimana). Anche l’approccio è lo stesso, perché il Pisa parte a mille con una pressione feroce sui portatori di palla avversari e raid quasi rabbiosi in avanti con tanti giocatori pronti a colpire. Un buon inizio, insomma. Solo che sbatte contro l’infortunio di Torregrossa, che al 22’ lascia il posto a Sibilli dopo aver rimediato un colpo a una caviglia, e contro gli avversari. E già, ci sono anche loro. Sono aggressivi e vestiti con il 3-4-2-1 creano problemi soprattutto sulla destra, dove la coppia Maistro-Tripaldelli sfonda anche troppo spesso. Proprio da quelle zolle e su quell’asse, al 41’, nasce l’azione che porta Dickmann al cross e Rabbi al gol. L’attaccante, però, è al di là della linea difensiva (dove Hermannsson e Barba spiccano nell’occasione e in tutta la partita) e il consulto al Var certifica l’irregolarità. Al riposo, dunque, si va a reti bianche, con poche occasioni ma con la certezza che qualcosa possa accadere da un momento all’altro.
Alla ripresa delle ostilità è ancora il Pisa (che ha Esteves al posto di Beruatto, pure lui toccato duro in un contrasto nel primo tempo) a partire meglio. E stavolta il colpo lo piazza. Succede al 9’, quando uno scambio Morutan-Gliozzi-Morutan libera il folletto a destra, il cross è per Marin che viene anticipato da Dickmann, ma sulla palla s’avventa Sibilli che, col sinistro, scarica in rete il vantaggio e la rabbia di chi non segna da 135 giorni (13 agosto, prima di campionato, a Cittadella). È una liberazione per lui e per i nerazzurri. Che poco dopo, al 17’, potrebbero già archiviare la gara. Il già ammonito Murgia, infatti, stende Gliozzi a metà campo e si prendere secondo giallo e conseguente rosso. Sopra di un gol e di un uomo il più sembra fatto. Già, sembra, perché al Pisa che continua immancabilmente a crescere di giornata in giornata manca ancora qualcosa. La capacità di chiudere le partite. Così Gliozzi trova la riposta di Alfonso al 23’ e una manciata di secondi dopo (24’) è colossale l’errore di Morutan che non trova la porta a tu per tu con Alfonso e con Gliozzi accanto. Una delle leggi del calcio vorrebbe che certi sprechi fossero seguiti dalla beffa, ma i nerazzurri concedono le briciole anche dopo il valzer dei cambi: un paio di mischie (Varnier alto di testa al 35’, Proia debole in mischia al 44’) e niente più.
Troppo poco per fermare il Pisa (14 risultati utili consecutivi, 27 punti nelle ultime 13, 5° posto consolidato in classifica). Ci penserà la sosta, ora. Ma l’augurio di fine anno, per nerazzurri e per popolo nerazzurro, non può che essere quello di ritrovarsi così, esattamente così, nel 2023 che già busse alle porte.
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