Gioco
La maturità raggiunta dal Pisa come una lezione di Nietzche
Allo Stirpe con la serietà nel gioco che si metteva da bimbi
Secondo Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo tedesco (1844-1900) capace di influenzare il pensiero del mondo occidentale nel XX secolo, la maturità dell'uomo significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini. Già, come sta succedendo al Pisa. Quello del D’Angelo-bis. Che partita dopo partita maturo si dimostra sempre di più.
Lo dice chiaramente il pareggio di Frosinone. Perché frenare la marcia della capolista in sé non è un’impresa clamorosa ma molto dipende anche da come lo fai. E i nerazzurri, allo Stirpe, hanno scelto il modo migliore. Non hanno parcheggiato il pullman dentro l’area di rigore, per dire, indossato l’elmetto e pregato che la burrasca passasse senza fare danni. No. Hanno accettato il confronto con chi meritatamente occupa la prima piazza accettando anche di soffrire (soprattutto in alcuni momenti del primo tempo) ma rispondendo colpo su colpo. La produzione offensiva, è vero, non è stata quella dei giorni migliori. Ma i tentativi non sono mancati e in alcuni frangenti il passaggio al 3-4-2-1 in fase di impostazione ha permesso a Beruatto di trovare varchi interessanti sulla corsia mancina. È mancata la scintilla, la giocata giusta al momento giusto, ma è il prezzo pagato al sacrificio che tutti, a partire dal terzetto offensivo, hanno compiuto per rendere più ermetica che mai la fase difensiva, quella di non possesso.
Maturità, appunto. Per quello che doveva essere fatto è stato fatto ed è stato fatto bene. Così l’operazione “Natale ai playoff” prosegue, con la prossima tappa, la sfida di sabato col Brescia, che diventa di ancora maggiore importanza. Il massimo, certo, sarebbe affrontarla mettendo insieme le due anime che i nerazzurri hanno dimostrato di avere. Ovvero la ritrovata robustezza, elemento fondamentale per coltivare qualsiasi tipo di ambizione, e la verve offensiva che, al momento, all’Arena è una presenza costante mentre in trasferta va e viene come le luci che addobbano l’albero.
Tra l’altro riuscirci sabato avrebbe anche un altro tipo di valore. Simbolico, ma non banale. Proprio il Brescia, infatti, fu la prima avversaria a mettere in risalto, il 6 agosto scorso, i guai che poi hanno contraddistinto gestione Maran e prima parte della stagione (1-4 in Coppa Italia). Oggi il Pisa è un’altra cosa, è tutt’altra cosa. E urlarlo ancora e ancora più forte, sabato, significherebbe non solo godersi al meglio il Natale, in attesa del “boxing day” di Ferrara che chiuderà anno solare e girone di andata, ma anche aprire le porte a un 2023 tutto da vivere.
Perché lo sviluppo, come ha insegnato lo scrittore Eduardo Germán María Hughes Galeano, è un viaggio con molti più naufraghi che naviganti. Ma tranquilli, perché il Pisa è tra quelli con la testa fuori dall’acqua. Abbondantemente fuori dall’acqua.
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